Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il nostro viaggio tra le icone ed i simboli della fede ortodossa. Una giornata da ricordare

GLI ALUNNI della terza C della ‘Parenzo’ hanno fatto, grazie al compagno di classe Leonardo, di religione cristiana ortodossa, una visita nella chiesa ortodossa. I cronisti accompagnati dalle prof di religione Recchiuti e di lettere Sasso, si sono recati in Area Tosi dove si trova la chiesa. Ecco il loro articolo. QUANDO ci è stato indicato il posto dove dovevamo trovarci ci è sembrato un po’ strano. Conosciamo la zona per la presenza di supermercati e attività commerciali ma non per la presenza di una chiesa. La sorpresa è aumentata quando ci siamo trovati davanti a quello che dall’esterno è un capannone come tanti, l’unica cosa che lo distingue è la croce sopra la porta scorrevole. Ci aspettava don Nicolae Budui con due dei suoi bambini. Infatti i sacerdoti ortodossi si possono sposare ed avere figli. Il ruolo della moglie, che viene chiamata “presbitera” è molto importante perché collabora con il marito nella conduzione della comunità. Dopo i saluti ci ha fatto entrate e siamo rimasti a bocca aperta perché non immaginavamo che fosse così bella. Si è unita a noi anche la mamma del nostro compagno Ugo e così è iniziato per noi la scoperta di una realtà del tutto nuova di cui avevamo sentito parlare solo studiando lo scisma d’Oriente in storia. Abbiamo chiesto perché la loro chiesa è all’interno di un capannone e don Nicolae ci ha spiegato che inizialmente celebravano nella cappella del cimitero di Rovigo che però è rimasta lesionata e quindi inagibile dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia. Così hanno dovuto trovare una sede alternativa e l’unica è stata affittare un capannone. La chiesa raccoglie i fedeli ortodossi di lingua rumena. Internamente c’è un grande lampadario dorato, bellissimi tappeti, icone alle pareti e tanto altro. Le chiese ortodosse sono 14 e sono autocefale cioè autonome, la chiesa di un territorio può prendere delle decisioni autonome pur nell’unità con le altre chiese ortodosse. Non è organizzata in modo piramidale come la chiesa cattolica dove al vertice c’è il Papa. A capo delle singole chiese c’è un patriarca. La liturgia è uguale ma cambia la lingua. In Italia ci sono 250 parrocchie rumene con un vescovo a Roma. C’è comunque una gerarchia, infatti dopo il vescovo c’è l’arcivescovo, il metropolita che segue un territorio più ampio e poi si trova il patriarca. All’interno della struttura c’è una saletta dove i bambini e i ragazzi dai cinque ai 13 anni circa seguono il catechismo dove approfondiscono il vangelo della domenica. Attigua alla chiesa ci dovrebbe essere anche la canonica che qui a Rovigo però non c’è per cui la cucina è stata sistemata accanto al luogo di culto. E’ necessaria perché dopo aver spezzato il pane eucaristico in alcune occasioni si pranza insieme. Qui si fa anche la preghiera per i defunti, si portano cose da mangiare anche per chi non ne ha. All’interno della cucina vi è l’Aghiasma che contiene l’acqua santa. La sala del culto è coperta di tappeti perché durante la santificazione del corpo e del sangue di Cristo i fedeli si inginocchiano. Leonardo Adochiei Ugo Altieri Ambra Favaro Andrea Ghiotto Elena Pavanello Francesca Pavanello I cronisti della terza C

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