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«Siamo fuori dalla crisi, ma il futuro del territorio è nella qualità e nell’innovazione»

di ALESSANDRO NOTARNICOLA IN EMILIA-ROMAGNA sono 741 le cooperative che operano nel sociale, con un fatturato che supera i 2,5 miliardi di euro e con un’occupazione garantita a circa 50mila persone. La provincia di Forlì-Cesena ne conta 98, seconda solo a Bologna con 132. Sono i dati forniti da Confcooperative Forlì-Cesena che annovera tra gli associati 270 cooperative. «All’industria 4.0 aggiungiamo una cooperazione 4.0 per affrontare il futuro senza subirne l’evoluzione– afferma il presidente di Confcooperative Forli-Cesena Mauro Neri – È questo il cuore del piano di sviluppo triennale ‘Cuore di Romagna’ con cui individuiamo argomenti importanti per i nostri associati: certificati di qualità e welfare aziendale». Qual è la situazione dell’economia romagnola oggi? «Siamo fuori dalla crisi. Rappresentiamo il termometro della situazione e oggi c’è un trend positivo sia in termini di fatturato che in termini di occupati. Siamo in una fase in cui c’è una leggera ripresa di qualità dell’economia però sta a noi intercettarla e coltivarla. Le aziende si devono impegnare con la qualità dei servizi e dei prodotti». Cosa è cambiato rispetto al passato? «È necessaria una maggiore qualità e un adeguamento delle imprese ai nuovi tempi caratterizzati da innovazione ed economia circolare. Quello del mercato è un mondo che va a grande velocità e le imprese devono essere capaci di rispondere alle esigenze del mercato».  Quali sono stati i settori più coinvolti dalla crisi? «Il settore meno fortunato dell’economia romagnola nel suo complesso è quello dell’edilizia che fatica a uscire dalla crisi perché in passato c’è stata una gestione troppo avventuriera. Nel 2016 abbiamo accompagnato la nascita della Soles Tech, cooperativa nata da una società in crisi, che lavora tecniche innovative per difendere gli edifici dai terremoti. Presente in Italia centrale e in Emilia, Soles Tech ha un fatturato di oltre due milioni e mezzo e occupa una ventina di dipendenti. Stanno andando bene, sul mercato hanno una crescita di fatturato esorbitante».  Come uscirà dalla crisi? «L’edilizia tradizionale è in crisi poiché in passato si è inflazionato il mercato. C’è da chiedersi se sia più giusto costruire ulteriori case o se è il caso di mettere in piedi una politica di ristrutturazioni del centro storico. La politica locale deve incentivare questi centri con servizi di ripopolamento commerciale e urbano». Quali sono le cooperative più in salute? «Il mondo del sociale vince su tutti. Contiamo più di 70 cooperative che operano nel settore del sociale distribuite nella provincia di Forlì-Cesena e che si occupano di anziani, disabili, minori, immigrati.  Diverse tra loro si impegnano nella gestione dei flussi migratori. Se fino ad oggi si è dovuto operare per dare una risposta all’emergenza, adesso è il momento di attivare la fase due: integrare nel nostro tessuto sociale i nuovi arrivati. Qual è il rapporto tra le banche e le cooperative? «Il mondo del credito cooperativo, e del credito in generale, fornisce molti strumenti per fare impresa. Credito e buona idea vanno a pari passo. La possibilità di avere credito c’è: le banche stanno riprendendo un buon livello di finanziamenti a chi presenta progetti con prospettiva futura. Ci sono studi che dimostrano come da qui al 2030 il 60% delle professioni attuali non esisteranno più, mentre compariranno altre. Il mondo degli istituti bancari dunque deve essere lungimirante valutando i progetti più innovativi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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