Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La lupa, il prete e la neve dei nonni

LA SCUOLA è rimasta chiusa per giorni per la grande nevicata di fine febbraio. Come erano gli inverni nel passato? Lo abbiamo chiesto ai nonni. Nevicava così tanto e per tanti giorni? «Di neve ne faceva di più, cominciava a dicembre fino alla fine di febbraio e qualche volta anche a marzo». Quali erano i problemi più grossi? «Riscaldarsi. Di solito in casa c’erano un camino o una stufa a legna. Per scaldare il letto, nelle giornate più fredde, si metteva la brace in un vecchio catino o tegame di coccio che veniva messo in un supporto di legno (detto prete in dialetto) sotto le lenzuola». Come venivano aperte le strade? «Con gli spalatori del comune, per le vie interne del paese, mentre nelle strade, passava la ‘lupa’, un cuneo (triangolo di legno) trainato da quattro tori castrati, perché erano più forti delle mucche». Quando nevicava era difficile procurare del cibo? «Quelli del paese potevano accedere alle botteghe, mentre i contadini facevano provviste nell’ultima fiera, quella di San Pietro, il 29 ottobre. Si compravano carburo, petrolio, sale, candele (perché allora non c’era luce elettrica) e tutte le cose che non avevamo di nostra produzione. Si mangiavano fagioli, patate, ceci, il pan cotto e gli ‘stringot’, delle tagliatelle fatte con acqua e farina». Le scuole si chiudevano ai tempi? «Sì, per due, tre giorni al massimo. Perché si andava scuola a piedi. Quando chiudeva venivamo avvertiti dal campanaro che alla fine dell’Ave Maria suonava quattro rintocchi, segnalando che c’era il nevone». Quali erano i vostri passatempi durante l’inverno? «Da Porta Cinzia alla Croce del Padreterno era la pista di tutti i bambini pennesi e per chi non aveva lo slittino, si prendeva una scala di legno, si metteva una tavola di legno prestata dal fornaio (il bisnonno Paolo) e si scendeva in 10, 15 per volta». E tra i nonni c’è ancora chi conserva la cartella fatta in legno, con la quale si scivolava a scuola, durante le grosse nevicate. È stato bello e interessante ascoltare i nonni e scoprire quanto il mondo sia cambiato. La nonna di Anita alla domanda «Come vi vestivate?», ha risposto: «Ci si copriva più che si poteva, o almeno gli adulti. Il nonno d’inverno andava a scuola a piedi con i pantaloncini corti, aveva le gambe rosse e congelate, ma era opinione comune che il freddo rinvigorisse i muscoli dei giovanotti». La nonna di Anna ha detto: «Si stava meglio, quando si stava peggio!». Elena e classe II A