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Autodromo, un viaggio tra ricordi e motori

RICORDI e aneddoti si stagliano sull’asfalto letteralmente bruciato dai bolidi lanciati a tutta velocità. E centinaia di immagini si affollano nella mente e, oltre a scaldare i motori, scaldano anche il cuore. L’autodromo di Imola è uno spaccato di storia per tutti gli abitanti della città. Entrare nel circuito significa effettuare un viaggio nella storia automobilistica. Non solo: l’autodromo rappresenta una testimonianza dello sviluppo economico e culturale della città. Rinverdire la memoria di chi ha vissuto da vicino le gesta dei campioni, di chi si è appassionato a ogni traguardo tagliato dal bolide di turno, è un esercizio che appassiona. Anche i giovani della città sono ‘contagiati’ dalla storia di questo circuito. Non è un caso che l’autodromo ospiti il museo ‘Checco Costa’; nell’esposizione sono raccolti documenti, immagini e mezzi. La posa della prima pietra del circuito imolese avvenne il 22 marzo 1950. Dopo poco più di due anni, e 150mila ore di lavoro, fu effettuato il primo collaudo. Nella giornata del 19 ottobre 1952 il campione Umberto Masetti percorse il circuito con la sua Gilera. In quell’occasione furono effettuate anche prove di automobilismo: Enzo Ferrari fece provare una 340 Sport ai suoi piloti Alberto Ascari, Giannino Marzotto e Luigi Villoresi. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 25 aprile 1953. Da allora tane emozioni e sensazioni. La 3F dell’istituto comprensivo 6 di Imola ha provato a raccontarle attraverso i ricordi di un compagna di classe. DALLO SPORT ‘praticato’ da Carolina (l’atleta intervistata in precedenza dai ragazzi della 3F), allo sport ‘fruito’, attraverso il racconto di Giulia Zevola e la passione del suo babbo, irrimediabilemente trasmessa a tutta la famiglia. «IL MIO RICORDO dell’autodromo – ci racconta la nostra compagna – nasce dai racconti di mio padre, grande appassionato di Formula Uno. Sin da quado ero piccola mio babbo mi raccontava che da bambino, appena sentiva il rombo dei motori, inforcava la sua bici e a tutta velocità si recava all’Autodromo Enzo Dino Ferrari per veder sfrecciare le macchine di Formula Uno. Un rumore così bello, mi dice, da togliere il fiato; io, purtroppo, non ho mai potuto vedere una macchina di Formula Uno sfrecciare nell’autodromo». SONO TANTE le fotografie che Giulia ha visto in casa, ma poche le esperienze che ha vissuto. «Un particolare che mi racconta sempre il babbo - continua - è la tantissima folla degli appassionati che invadeva la città di Imola durante i weekend motoristici. Una delle volte in cui l’ho visto più felice è stato quando gli abbiamo regalato una stampa che raffigurava la partenza di un gran premio». L’AUTODROMO ha reso Imola universalmente famosa in tutto il mondo. Purtroppo, però, da circa dodici anni non si disputano più Gran Premi di Formula Uno nella nostra città. Molte volte i problemi prevalgono sul sentimento: «Questo - spiega Giulia - per me è profondamente ingiusto; io personalmente farei anche l’impossibile per riportare a Imola la Formula Uno. Col passar del tempo, infatti, anche io ho iniziato ad amare questo circuito, al punto da ricordare a memoria quasi tutti i nomi delle curve della pista: Tosa, Acque Minerali, Variante Alta ecc.». Se potesse racchiudere in una frase il suo pensiero sull’Autodromo, sulla sua città e su quello che si dovrebbe fare per riportare la Formula Uno in auge, scriverebbe quanto segue: «Un giorno anche Imola ritornerà a brillare come una volta, riportando il sorriso agli appassionati di motori». Classe 3ªF dell’istituo comprensivo 6 di Imola

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