Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La riflessione dei ragazzi sulle foibe

Il CONSIGLIO comunale dei ragazzi della scuola di Offida, guidati dal sindaco Luca De Bonis e dal vicesindaco Pierre Pancaglio, dopo aver celebrato il ‘Giorno della Memoria’ il 27 gennaio scorso, in occasione del giorno del ricordo, il 10 febbraio, ha proposto la proiezione di un documentario sulle foibe alle classi seconde e terze della secondaria: una dimostrazione di fin dove si può spingere la fame di vendetta dell’uomo, che, in questo caso, ha portato via circa 11.000 vite. Un massacro alla popolazione italiana della Jugoslavia, avvenuto tra il 1943 e durante il dopoguerra del 1945. Josip Broz (detto Tito) aveva organizzato delle ondate di violenza contro i fascisti che nell’intervallo tra le due grandi guerre avevano invaso i territori dell’Istria e della Dalmazia. Queste brutalità avvenivano in maniera molto cruenta: le vittime venivano legate l’un l’altra con del fil di ferro e posizionate sull’orlo delle foibe, enormi fosse dove i condannati cadevano a effetto domino dopo che uno di loro veniva fucilato. Molti dei perseguitati venivano deportati in campi di sterminio dove, dopo esser stati maltrattati a lungo, morivano di fame o sete. All’epoca la sorte degli italiani abitanti della Jugoslavia, che venivano catturati e deportati durante la notte, era sconosciuta e in molti casi lo è anche adesso. Allora come oggi si parla poco delle foibe, ma ancor meno si parla della motivazione che spinse Tito a commettere una crudeltà simile: Adolf Hitler, per aiutare l’alleato Benito Mussolini e consolidare la situazione strategica della Germania nazista, decise di dare inizio all’invasione della Jugoslavia con un devastante attacco aereo alla capitale. «Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone» aveva affermato il Duce. L’ingiustizia più grande di questa tragedia non è solo il mancato rispetto per il genere umano sia da parte di Josip Broz che da parte del regime fascista, ma il silenzio che circonda una strage simile. Questi avvenimenti, così come molti altri, sono stati nascosti al mondo troppo a lungo, anche per colpa nostra: ormai tendiamo tutti a tenere in considerazione solo quello che vediamo, tutto ciò che non appare davanti i nostri occhi è come se non esistesse, siamo talmente disinteressati a quello che succede o è successo nel mondo da poter essere definiti ‘ignoranti’, non perché manchiamo di intelligenza, ma perché ignoriamo. Tutto questo ci porta a pensare che ora come ora il pericolo più grande della nostra società non sono la violenza e i massacri, ma il silenzio, in tutte le sue forme.

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