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Duecento ragazzi in giro per Montegranaro gridano: stop al bullismo

A MONTEGRANARO il 27 gennaio scorso più di 200 ragazzi dell’Acr hanno girato per il paese con cartelli, striscioni, bandiere, per gridare a tutti «Stop al bullismo». Abbiamo sentito in proposito la professoressa Sabbatini, referente dell’Istituto Comprensivo di Montegranaro per il bullismo e il cyber-bullismo, che ci ha dato queste informazioni: il bullismo è diverso dalle prese in giro o dai dispetti. I casi di bullismo denunciati negli ultimi anni sono stati circa dieci; i bulli sono maggiormente maschi e le vittime per lo più femmine anche se ci sono stati alcuni casi di bullismo femminile. Seppure già alle elementari si verifichino casi di bullismo, il problema riguarda soprattutto le scuole medie e superiori. Alle medie i bulli sono per lo più ragazzi di terza media ma a volte sono anche più piccoli. Abbiamo, poi, intervistato la psicologa, Federica Morganti, esperta di problematiche riguardanti il bullismo. A lei è capitato più volte di incontrare vittime di bullismo a Montegranaro. Capire quanto sia diffuso il fenomeno è molto complicato perché le vittime soffrono, si vergognano e hanno paura di peggiorare la loro situazione raccontandola. Il bullismo può essere di diverse forme: esiste quello verbale, fatto di offese e calunnie per prendere in giro o umiliare; quello fisico, consistente in minacce, ricatti, richieste di denaro o botte. Un’altra forma è l’esclusione: chi viene escluso, dai gruppi, specie sui social, si sente rifiutato e sta male. La vittima può avere gravi problemi, fino a cadere in depressione e sviluppare tendenze suicide. Il bullo in realtà è più debole della vittima e si comporta in questo modo per ottenere consenso sociale. Nella maggior parte dei casi i bulli agiscono, infatti, in gruppo e assumono questi atteggiamenti perché cercano amici, cercano di sembrare forti perché dentro non lo sono. Per battere il bullo bisogna ignorarlo, ma non si può ignorare per sempre, ad un certo punto bisogna parlarne con i propri genitori o altri adulti. Spesso il bullo è a sua volta vittima di disagi famigliari, di depressione. Le persone che ridono dei gesti del bullo, lo fanno per non diventare a loro volta vittime, quindi il bullo non ha amici, ma solo compagni che lo temono; prende forza dalla sofferenza e dalla paura della vittima e crede che la forza e la prepotenza siano il modo migliore per essere accettati e per avere successo. Chi è bullo si deve chiedere: «Ma se lo facessero a me, mi piacerebbe?» Classe I A

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