Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La violenza al giorno d’oggi

NELLA NOSTRA società la considerazione e il rispetto per l’altro sembrano essere a volte inesistenti, sia per gli adulti che per i ragazzi. La cronaca ci informa, infatti, quasi quotidianamente di violenze di gruppo o individuali ai danni di coetanei, anziani, persone indifese. Sentiamo spesso parlare anche di violenza a scuola e in famiglia. Una domanda mi sorge spontanea: qual è la causa di tutta questa violenza? Come vi si può porre rimedio? Io penso che nella nostra società regnino sovrani atteggiamenti che si avvicinano all’odio e all’indifferenza e solo una piccola parte di individui si impegna per gli altri. Ormai ho smesso di guardare il telegiornale perché parla solo di morti e aggressioni. Quante volte si sente parlare di persone uccise perché tirano fuori verità scomode, anziani uccisi in seguito ad una rapina e baby-gang che aggrediscono coetanei e più grandi. Un modo di interpretare il detto «l’unione fa la forza» sicuramente sbagliato. La cosa che ritengo però più orribile è quando si usa la violenza per esprimere la propria opinione. Le persone dovrebbero imparare a parlare e a motivare le loro parole. Perché non parlare in modo educato? I RAGAZZI usano, a volte, un linguaggio violento per sentirsi ammirati, per sentirsi qualcuno, perché ‘figo’, perché è virile. Gli adulti lo fanno, talvolta, perché non riescono a parlare dato che sono stressati da un mondo che non lascia il tempo di ragionare, che impone ritmi forzati. Spesso mi sono chiesta come si generi la violenza. Io penso che tutto parta dalla famiglia. Prendiamo un genitore che tratta male il figlio: lo picchia, lo deride. Il figlio cresce in un clima di violenze e poi lo riproduce nel suo relazionarsi all’altro. La violenza genera violenza, l’odio genera odio. Ho sempre cercato di giustificare la società per questo, ma mi sono accorta che, in realtà, non si può giustificare proprio nulla, che la violenza provoca un danno permanente in qualcun altro e ciò non si può giustificare. Chi non interviene durante una rissa è colpevole e complice dell’aggressore. Non si può giustificare il fatto che i bambini non si sentano sicuri nel luogo dove dovrebbero esserlo di più, solo perché ci sono maestre che li picchiano e li umiliano. Per risolvere il problema bisogna partire dalla consapevolezza, inquadrare il problema, accettarlo e porsi degli interrogativi per rimediare. Secondo me una cosa fondamentale è l’educazione. I valori come il rispetto, la gentilezza servono a qualcosa, devono essere insegnati. Le persone devono essere educate all’esercizio di questi valori, perché anche se la violenza è insita nel genere umano, è possibile imparare a gestirla. Alessandra III D

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