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La sorella del giudice Falcone: «Necessario creare nei giovani una coscienza antimafiosa»

La sorella del giudice Falcone: «Necessario creare nei giovani una coscienza antimafiosa»

NELL’AMBITO del progetto legalità ‘Uomini che passano, idee che restano’\, il 14 febbraio abbiamo incontrato tramite Skype Maria Falcone. Sorella del giudice Giovanni (assassinato nella strage di Capaci il 23 maggio 1992), Maria Falcone è un’ex insegnante di Diritto ed Economia, vive a Palermo e porta avanti la Fondazione Falcone. A questo incontro hanno partecipato l’assessore alla legalità Maria Grazia Creta, l’ex poliziotto della Dia di Palermo Pippo Giordano e il referente dell’associazione Libera di Forlì Luca Lucibello. Come è stato per lei venire a conoscenza dell’attentato di suo fratello? Prova sentimenti di rabbia o vendetta verso i suoi assassini? «Questo è un argomento di cui mi fa troppo male parlare. L’ho saputo dalla tv: si parlava di attentato. Sono corsa in ospedale e mi è venuto incontro Paolo Borsellino, dicendomi che era morto tra le sue braccia. Non provo odio o rancore. Ciò che ho sempre chiesto è giustizia, secondo le leggi della nostra Repubblica. La mia famiglia ha avuto un ruolo importante per andare avanti. Poi la fede, che io ho sempre avuto, è stata fondamentale per spingermi a ricordare Giovanni». Prima che Giovanni morisse ha mai provato a convincerlo di smettere la lotta contro la mafia o di lasciare la Magistratura? «Nella nostra famiglia esisteva il rispetto massimo dell’altro e delle sue scelte, perciò mai avrei potuto pensare di chiedergli di smettere. Solo all’inizio della sua carriera, preoccupata, domandai se fosse convinto e lui rispose che ‘La vita si vive una volta sola e deve essere vissuta al massimo’». La scomparsa di suo fratello ha dato una scossa alle Istituzioni e ai palermitani per combattere la mafia? Oggi come viene ricordato, abbiamo più forza rispetto al ‘92 per ribellarci? «Giovanni viene ricordato in tutta Italia, ed è bellissimo che oggi continuiamo a parlare di lui, anche in una scuola lontana dalla Sicilia, lì a Forlì. La mentalità antimafiosa è cresciuta tantissimo. Il lavoro del Ministero, della Fondazione Falcone e di Libera arriva nelle scuole. L’attenzione deve essere però costante e la lotta alla mafia deve costituire uno dei punti più importanti dei programmi dei partiti politici». Secondo lei la mafia cos’è? Ha mai ricevuto minacce? «La mafia è un’organizzazione criminale, che ha come scopo fondamentale quello di riuscire a insinuarsi nella società, quindi dobbiamo essere preparati contro le lusinghe da parte di tutte le organizzazioni mafiose. Ho subìto minacce, perciò ho una scorta, che mi da la possibilità di lavorare con più serenità». Lei ha detto che i peggiori nemici di suo fratello erano i Magistrati. Lo pensa ancora? «Lo penso ancora, perché purtroppo l’invidia esiste quando c’è una persona che eccelle. La nostra società non ammette che qualcuno possa essere migliore, a differenza della mentalità americana in cui tutti vanno dietro al più bravo. Nel caso di Giovanni ciò significò l’isolamento e la possibilità di essere ucciso facilmente». Con quale scopo è stata creata la Fondazione Falcone? Cosa prova ogni volta ad andare nelle scuole a raccontare la storia di suo fratello? «Lo scopo è portare avanti le idee di Giovanni e una di queste era quella di sconfiggere la mafia, perché è necessario creare una società dei giovani con una coscienza antimafiosa». Al termine dell’incontro l’assessore Creta, nell’invitare la prof.ssa nella nostra Città, ha affermato di avere nel proprio ufficio una targa, con uno stralcio d’intervista al Giudice Falcone, con questa frase: ‘Ma chi glielo fa fare?’. ‘Soltanto lo spirito di servizio’. È stato un privilegio ascoltare la Signora Falcone, è stata un’esperienza indimenticabile di cui fare tesoro. Memori, da buoni cittadini, che «fare il proprio dovere ad ogni costo, qualsiasi sia il sacrificio da sopportare, rappresenta l’essenza stessa della dignità umana; ognuno di noi deve fare la propria parte piccola o grande che sia», secondo l’insegnamento dell’illustre giudice. classi III K E III J

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