Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Noi, a tu per tu con il maestro»

UNO SPORT PER IL CORPO E PER LA MENTE La scuola Casalini, nell’ambito delle giornate dello sport, ha ospitato la scuola di karate Asd Sen Shin Kai. Si è tenuta una dimostrazione di karate nella palestra. La scuola è presieduta dal maestro Mario Roversi, campione internazionale. Era accompagnato dai suoi allievi. LA DIMOSTRAZIONE è iniziata con la spiegazione delle basi del karate dell’istruttrice e fisioterapista Laura Roversi, figlia del campione, che ha spiegato come il karate sia anzitutto uno sport per il corpo e per la mente. L’istruttrice ha poi continuato spiegando che la parola «karate» è una parola composta di origine giapponese. «Kara» significa «vuoto» e «te» significa «mano», perché questa disciplina prevede che il combattimento si effettui senza l’uso delle armi utilizzando solo il proprio corpo. Il karate è un tipo di arte marziale e un metodo di difesa personale che nella sua forma sportiva nasce nell’arcipelago giapponese di Okinawa nel Mar Cinese Orientale, dove è stato codificato nelle sue regole dal maestro Gichin Funakoshi. Un tempo questa disciplina era praticata nei monasteri e successivamente si sarebbe diffusa dalla Cina al Giappone come tecnica di difesa utilizzata soprattutto dai samurai. Oggi viene praticato in palestre chiamate «dojo» e prevede due forme di combattimento il «katà» ovvero «forma», combattimento contro un avversario immaginario strutturato in tutte le direzioni dello spazio ed eseguito con un ritmo ed una velocità precisi. E il «kumitè», combattimento in movimento contro un avversario reale dove c’è un moderato contatto. Sia durante le gare che durante gli allenamenti, gli atleti devono indossare un abbigliamento che prevede l’uso di un chimono o karateji bianco e di una cintura di diverso colore che individua il livello di conoscenza e di abilità. Perciò le cinture possono essere di colore bianco, giallo, arancione, rosso, verde, blu, marrone, nero oppure possono essere anche di due colori quando, il karateka, si trova a metà del percorso per arrivare al livello successivo. Tuttavia la cintura vera e propria è l’ultima, cioè quella nera, dopo la quale ci sono altri livelli detti «dan». Nell’attività sportiva la violenza dei colpi di karate inferti è resa nulla dal regolamento che prescrive di arrestare i colpi ad almeno un centimetro dal corpo del karateka avversario. L’incontro con la scuola è poi proseguito con una dimostrazione di vari tipi di «kata» eseguiti dagli allievi al comando del loro maestro. I «katà» animati dal «kià», l’urlo che esprime la forza e la determinazione del karateka, sono stati molto impressionati e coinvolgenti. Al termine abbiamo rivolto numerose domande al maestro e ai suoi allievi. Così Maria riferisce che prima di un incontro importante prova molta ansia. E ancora Elena ricorda l’emozione quando è diventata cintura nera. L’incontro è stato molto bello e coinvolgente. I cronisti della classe I B

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