Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Quando i clandestini eravamo noi»

Perchè vi siete trasferiti in Canada, e perché siete tornati in Italia? «Sono stati i miei genitori ad emigrare in Canada nel 1957, io sono nato lì come mia sorella e mio fratello. Ho finito la terza media “ livello otto” e avrei dovuto iniziare il livello nove, corrispondente al primo anno di scuola superiore in Italia quando i miei genitori hanno deciso di tornare a vivere nel paese di origine. Mio zio comunicò a mio padre che c’era una piccola azienda in vendita e poteva gestirla. Ai miei genitori credo facesse piacere ritornare nel loro paese d’origine. I tuoi genitori si sono integrati bene in Canada? «Molto bene direi. In Canada c’era un’organizzazione legislativa favorevole nei confronti dei emigrati, anche se piuttosto severa. Ricordo che le autorità erano poco tolleranti nei confronti di chi sbagliava; bastava poco per essere espulsi, e non si poteva fare ricorso. Mi raccontavano che, per avere la cittadinanza canadese, era necessario frequentare le scuole serali per imparare la lingua inglese, la costituzione canadese e le leggi in generale. Dopo avere superato gli esami i miei genitori sono riusciti ad avere la cittadinanza canadese nel 1962. All’inizio, la popolazione locale nutriva un certo astio nei confronti dei nostri connazionali; ma in generale gli italiani sono riusciti a dimostrare di essere dei buoni lavoratori e delle persone serie. Moltissimi, in pochi anni sono riusciti a costruirsi la propria casa e a farsi strada nella società canadese. Quali sono le principali differenze che hai notato tra la scuola canadese e quella italiana? «Innanzitutto nella mia provincia la scuola obbligatoria era di dodici anni dal 1° al 12° livello, mentre nelle altre province poteva variare da 10 a 12 anni. Dopo il diploma era possibile scegliere scuole di indirizzo come da noi si sceglie la scuola superiore con la differenza che la durata era di due anni. Chi intendeva proseguire gli studi all’Università doveva frequentare un corso specializzato di un anno. Le scuole erano divise in due fasce, da 1° a 7° livello e poi da 8° a 12° livello che viene chiamato “high school”. Anche se le scuole canadesi erano ben organizzate, secondo me la scuola italiana è più impegnativa e consente una preparazione migliore». Quali sono state le tue impressioni una volta tornato in Italia. «Per prima cosa ricordo che le strade, le case, i mobili e le automobili erano molto diverse da dove abitavo prima. Sono rimasto impressionato dal modo in cui mi trattavano gli italiani: erano gentili, socievoli e molto pazienti. All’ inizio, ricordo che non riuscivo ad adattarmi al clima essendo completamente diverso da quello della mia ex-regione. Un particolare che mi viene spesso in mente è che nei primi tempi abitavo insieme ai miei parenti in un piccolo paese dove vedevo ancora carri trainati da asini o cavalli e gli elettrodomestici erano pochi e non aggiornati; la televisione in bianco e nero con pochi canali. A volte, infatti, avevo una piacevole sensazione di essere andato indietro nel tempo». Gli studenti della 3°B

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