Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Sidy, il ragazzo che viene dalla Guinea

IL NOSTRO istituto “G. Branca” di Sant’ Angelo in Lizzola ha organizzato quattro incontri riguardanti la legalità. Tra questi, ci ha molto colpito quello con le volontarie dello S.p.r.a.r. cioè il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati gestito dalla Cooperativa “Il Labirinto”. Inizialmente ci hanno fatto vedere come queste persone, dal loro paese, arrivano in Italia e come inizia il percorso di accoglienza. Il primo passo consiste nel dare loro un piccolo contributo economico per soddisfare i bisogni primari (cibo, vestiario...) e fornire loro la possibilità di seguire lezioni di lingua italiana e/o straniera. La finalità è quella di garantire assistenza e protezione e di favorire la conquista dell’autonomia. Questo incontro ci è servito per comprendere che è sbagliato avere pregiudizi e che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti. E poi, in fondo, aiutare queste persone significa anche aiutare noi, perché spesso il non avere nulla spinge a delinquere e a procurarsi mezzi di sostentamento in modo illegale. Considerare questo aspetto dovrebbe far ricredere tutti coloro che affermano che il lavoro delle cooperative, fondato su competenze, capacità, esperienze per aiutare le persone bisognose sia inutile. L’incontro si è concluso con la consapevolezza che bisogna cambiare il nostro modo di pensare e di vedere “l’altro”. LO ABBIAMO compreso ancor meglio nel secondo incontro, quando abbiamo conosciuto Sidy, un ragazzo della Guinea Conakry. La Guinea è uno stato molto ricco dal punto di vista delle risorse ma la popolazione è povera; c’è molta disparità sociale tra persone ricche (che hanno molti diritti) e tra persone povere. Sidy poteva andare a scuola e suo padre non voleva che suo figlio fosse analfabeta quindi spingeva affinché lui la frequentasse. Poi, però, è stato messo in prigione con l’accusa di aver partecipato al corteo di una folla scioperante armato ma non era vero. Ha raccontato che si va in prigione senza processo e quindi finchè non si paga o non si scappa non si esce di lì. E’ ARRIVATO a Palermo dopo aver passato cinque mesi chiuso in un camion. Appena arrivato gli hanno detto di chiamare i suoi famigliari ma li aveva persi tutti. Il suo racconto è stato molto toccante e istruttivo. Sentire le sue parole ci ha spinto a considerare quanto siamo fortunati e a riflettere sul fatto che diamo per scontate troppe cose. Le operatrici dello S.p.r.a.r. ci hanno fatto capire che conoscere la realtà è il primo passo verso la comprensione e la tolleranza per concretizzarsi poi nell’accoglienza, nella speranza che il rispetto possa vincere sulle guerre, la povertà e la mancanza di libertà. Bitca Laura, Cerisoli Filippo, Doudi Nisrine, Marchetti Thomas. classe III A “G.Branca” S.Angelo in Lizzola

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