Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La lirica, uno spettacolo sconvolgente

VENERDÌ 16 abbiamo assistito a un saggio presso l’Accademia d’arte lirica di Osimo, una delle più prestigiose a livello internazionale. L’Istituto Trillini ha promosso questo progetto per avvicinare i giovani a un genere di musica lontana dai nostri canoni. Il maestro Alessandro Benigni ci ha spiegato che l’arte lirica è nata in Italia (il 70% delle opere sono in italiano); inoltre due timbri di voce dello stesso tipo possono differenziarsi per il «colore». La lirica è anche una vera e propria arte, visto che comprende recitazione e interpretazione. I cantanti, pur provenendo da altri paesi, frequentando corsi di lingua e facendo propria la nostra cultura, hanno saputo interpretare l’opera al meglio. Sono stati eseguiti duetti, in cui si notava un certo feeling tra i cantanti, oltre a stupendi assoli. Abbiamo potuto assistere da vicino all’esecuzione di brani lirici e di apprezzare la bravura degli interpreti e la loro sintonia. E’ stato molto bello quando ci hanno chiesto di chiudere gli occhi e di immaginare il mare, grazie alle voci meravigliose di due soprano che li cullavano come onde. A quel punto non si poteva fare a meno di aprire il cassetto della propria immaginazione ed immedesimarsi nel personaggio. Non eravamo più semplici spettatori, ma pienamente coinvolti. «Non mi sarei mai aspettata che la lirica fosse così bella» (Giorgia Teoli). «E’ stato sorprendente sapere che molti lasciano i loro paesi per venire a studiare l’arte lirica in Italia, dove è nata» (Filippo Melonari). «Un’esperienza fantastica, che mi ha fatto capire quanto sia importante Osimo in Italia, e l’Italia nel mondo» (Federico Manuali). «L’Accademia è un luogo dove studiare, ma anche per divertirsi con la musica. E’ stato meglio che andare a teatro, perchè eravamo a stretto contatto con i cantanti» (Ambra Pierantoni). «Io fin da piccola volevo diventare una cantante famosa e ora cerco di coltivare questa passione suonando il pianoforte» (Chiara Cardinali). «Ciò che mi ha colpito di più è stato sentire quelle voci angeliche, o profonde e gravi, che hanno riempito la stanza» (Giorgia Falcetelli). «Tra i brani più apprezzati l’ultimo è stato il più simpatico e coinvolgente; il testo prevedeva una sola parola: Miao» (Marco Papa). «E’ stato bello non essere spettatori passivi, ma pienamente coinvolti nell’esecuzione dei brani» (Elena Falcionelli). Gli alunni della classe 2E - Professoresse Fernanda Colacino e Patrizia Cervioni

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