Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Da 70 anni rivivo l’incubo della Shoah»

«PER AVERE la forza di sopravvivere, i miei genitori avevano dimenticato quasi tutto». Cesare Moisè Finzi, sopravvissuto alla strage nazista, incontra i ragazzi della scuola media di Pietracuta. Cosa è cambiato in lei dopo quest’esperienza? «L’essere sopravvissuto spinge a pensare, valutare, ricordare. Notizie di gente che nega quello che è stato, stimolano, chi ha vissuto un periodo così, a raccontare e rivivere quello che è stato. In pensione ho avuto tempo per ripensare e raccontare, rivivere tutto. Non tutti hanno questa possibilità: purtroppo tanti sono mancati o non ne hanno avuto la forza». Chi o cosa le è mancato di più durante la sua esperienza? «La libertà, giocare con gli altri bambini e sentirmi uguale agli altri». E’ possibile descrivere un dolore tanto acuto? «No, non ci sono parole. Il dolore di ciò che è stato non potrà mai finire. Spero che qualcosa di questo dolore serva a voi per capire quanto l’uomo possa essere sia cattivo che buono. A fianco di uomini che hanno ucciso dei bambini, altri hanno messo a rischio la propria vita e quella dei loro cari, per salvare altri uomini. Questo è un uomo vero». Queste ferite potranno mai essere guarite dal tempo? «Il male provato è difficile da esprimere. Io sono stato fortunato, ma pensate: vivere per 70 anni col pensiero che ci si è salvati mentre milioni di persone sono state uccise. E’ un dolore che con il tempo si somma ad altri dolori. Non è facile raccontare ogni giorno quello che è stato, ma siete voi a darmi la forza di farlo. Col vostro silenzio, la vostra attenzione, mi date la speranza che le mie parole possano servire a far di voi uomini e donne migliori». Durante la sua fuga, ha conosciuto persone con cui è rimasto in contatto? «Con la famiglia Muratori di Ravenna, mi ritrovo a ricordare quel periodo e ci riflettiamo sopra. A Gerusalemme c’è un Museo della Shoah, che ricorda quello che è successo. Cita i nomi delle persone che sono state deportate e uccise. C’è anche un enorme giardino, dove sono piantati degli alberi in ricordo dei Giusti, coloro che hanno corso il rischio della propria vita per salvarne altre. Sono riuscito a fare scrivere tra loro i nomi dei signori Muratori, del signore Morganti di Cattolica, così che il loro ricordo non muoia. Vi sarete resi conto che ho citato solo i nomi di chi ci ha salvato, non ho nominato nessuno di chi ha cercato il nostro male. Perché non meritano di essere ricordati». Manuel Conocchia, Gaia Cappelli, Samuel Giacobbi, Viola Muzzi e Nicola Vallefuoco III AP Pietracuta

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