Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La lezione che arriva dal palcoscenico

«I RAGAZZI delle terze del plesso Pascoli venerdì 24 Novembre si recheranno al Teatro Sperimentale per assistere alla rappresentazione dal titolo Ritratti di famiglia». Ciò che ho appena scritto è quello che avevo avuto modo di leggere nell’avviso che i docenti ci avevano cortesemente consegnato. All’inizio l’idea non mi entusiasmava, anche perché il titolo dello spettacolo non mi affascinava molto. Tuttavia, la mia opinione è cambiata dopo averlo visto. Ma che «stupidetta» che sono! Non si giudica mai qualcosa prima di averla provata, almeno secondo il mio parere. Si trattava di un insieme di scene tratte da tre creazioni di Cechov, Pirandello e Dario Fo. Quella che mi ha attratto di più è la prima. Racconta la storia di una donna triste a causa della morte del marito, da cui pure veniva sempre tradita. Infatti, egli l’aveva sposata per la sua dote, ma la signora sosteneva comunque che il marito le era stato sempre fedele. Ad un certo punto, nella casa dove lei stessa si era rinchiusa con l’intenzione di non uscirne più, arriva un uomo che afferma che il defunto marito gli sia stato debitore e che, ora che egli non c’è più, la donna debba risarcirlo al suo posto. La signora, però, cerca di rimandare il pagamento, facendo scatenare l’ira dell’uomo a tal punto che i due arrivano quasi ad uccidersi. In quel momento, però, l’uomo si rende conto che la focosità e la testardaggine di quella donna lo hanno portato ad un inaspettato nuovo sentimento, un universo colmo di felicità, incanto e rispetto: il mondo dell’amore. La scena dunque si conclude con un momento alquanto passionale fra i due protagonisti! Questa vicenda è stata la mia preferita, oltre che per la trama, per il senso che vi ho trovato tentando di «leggere tra le righe» il significato che Cechov vuole dare all’amore. Secondo me, l’autore voleva esprimere questo concetto: l’amore è come un pezzo di pizza : quando lo assaggi, anche se ci metti pochissimo tempo, non puoi più farne a meno. Infatti l’uomo aveva «assaggiato l’amore», anche solo per un attimo,e ne era rimasto sottomesso, ammaliato e rapito, come se non avesse mai e poi mai potuto vivere d’altro. Io penso che la vita non è fatta per segnare il tempo con un numero. Un lungo periodo di tempo può essere sprecato, se non utilizzato al meglio, come uno breve, a volte, ti può cambiare la vita. Cechov ha espresso chiaramente questo concetto e questa commedia mi sarà da modello per sempre. Allegra Di Muzio III D

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