Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Cara, vecchia scuola d’una volta

QUANDO pensiamo alla scuola del passato la prima immagine che ci viene in mente è quella di un luogo un po’ triste, in bianco e nero, in cui lo spazio per la felicità e l’entusiasmo veniva riservato ad un breve intervallo di tempo. Per verificare la fondatezza di questa sensazione abbiamo posto una serie di domande ai nostri nonni. Malgrado la varietà delle loro risposte, emergono con forza dei tratti comuni a tutti gli intervistati che ribaltano alcuni stereotipi, ma soprattutto confermano come ad essere cambiata non è tanto la scuola, con i suoi pregi e i suoi difetti, quanto il nostro atteggiamento rispetto ad essa. PER quanto dura fosse, e lo era realmente - alcuni di loro ci hanno raccontato di punizioni decisamente severe - la scuola era l’unica alternativa al lavoro nei campi o altrove e in molti casi una delle poche possibilità per stare insieme a bambini della stessa età. È stato bello e strano scoprire come per tutti i nonni gli anni trascorsi a scuola siano ricordati come i più felici e spensierati della loro vita, per i quali, se potessero, ringrazierebbero ancora genitori ed insegnanti. Essi fanno infatti una distinzione precisa fra ciò che poteva essere o non poteva essere, cioè fra il godere di questa opportunità, per la maggior parte dei casi limitata alla quinta elementare, o il non goderne affatto. ECCO perché ciò che emerge da queste interviste è soprattutto un senso di gratitudine verso la scuola e i suoi maestri e verso le famiglie. Quello che ci ha stupito di più è che nessuno degli intervistati si è lamentato che i professori fossero troppo severi (e in alcuni casi lo erano davvero), che ci fossero troppi compiti o quanto fosse faticoso alzarsi la mattina, perché per loro la scuola era un regalo che dovevano sfruttare per poter avere una vita meno dura. Per loro infatti era faticosa soprattutto la vita al di fuori della scuola quanto per noi la scuola stessa, e quindi, forse, ad essere cambiata non è tanto la scuola, con tutte le sue qualità e i suoi limiti, ma la nostra vita in generale che, dopo aver ascoltato i racconti dei nostri nonni, non siamo più così sicuri essere cambiata solo in meglio. Sicuramente abbiamo più cose rispetto a loro, ma non riusciamo più a viverle come un dono, bensì come qualcosa di dovuto, e quindi rischiamo di dimenticarci quanto siamo fortunati. E’ stato bello intervistare i nostri nonni e trascorrere qualche momento insieme loro facendoli parlare di un’esperienza che abbiamo in comune. Grazie nonni, grazie cara vecchia scuola. Classe I

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