Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Noi che ‘naufraghiamo’ in un mare di libri

OGNUNO di noi, nel vedere per la prima volta il mare, ha provato stupore. Ancora oggi rimaniamo immobili a fissarlo senza parole, fortunati di ammirarne la bellezza tutte le mattine e consapevoli che si tratti di un dono immenso, un tesoro prezioso da custodire. E’ un luogo di calma e serenità in cui divertirsi con gli amici o in cui nascondersi, chiudere gli occhi e lasciarsi avvolgere dal suo abbraccio. La letteratura è ricca di descrizioni del mare. Quello di Giosuè Carducci, nella lirica San Martino, è in tempesta, burrascoso e ‘urla’ mosso dal vento freddo del Maestrale. Nella poesia E l’acqua di Roberto Piumini, mentre il fiume e il lago sono paragonati all’adolescenza e la maturità, il mare rappresenta la vecchiaia; il verso muore e non muore mai culla il lettore in una ninna nanna che lo accompagna fino alla fine. Le onde in riva sembrano morire, ma subito ricompaiono, come una nuova vita che rinasce. Nell’Odissea Omero racconta gli incredibili viaggi di Ulisse per mare in cui conosciamo nuove popolazioni e personaggi straordinari, come dei, maghe e mostri. In un brano leggiamo: «I compagni le mani allora mi strinsero insieme ed i piedi; poscia, con funi, a ridosso mi strinser dell’albero; ed essi, seduti ai banchi, il mare spumoso battevan coi remi». L’incontro con le sirene poteva essergli fatale, ma Ulisse ha preferito correre il rischio pur di arricchire la sua conoscenza tra le onde di quel mare in cui aveva viaggiato per anni, dove aveva patito mille sofferenze e che, tuttavia, continuava ad attrarlo e affascinarlo. L’episodio dei mostri Scilla e Cariddi è spaventoso: il mare pare calmo, con poche onde basse, ma diventa tempestoso all’apparire di Scilla che si mangia sei compagni. Inesorabile la chiusa di Ulisse: «Questo, fra quanti travagli patii, ricercando le strade del mare, fu lo scempio più orrendo che vider questi occhi». Per il figlio Telemaco, salpato alla ricerca del padre disperso, il mare è il ponte per diventare adulto. Ma anche lui, come ognuno di noi, avrà bisogno di una guida come la dea Minerva che lo aiuti a rimanere sulla giusta via senza perdersi nel grande mare della vita. Nel suo Ulisse il poeta Umberto Saba, oramai anziano, sente ancora il desiderio di spingere la sua vita al largo, di navigare vicino agli scogli pericolosi, mosso da un inesauribile amore per la vita. Egli si paragona ad Ulisse per la comune inquietudine interiore, per la voglia di vivere e la sete di conoscenza. Priscilla, Bianca, Tha, Alessia, Marina, Gloria, Gemma, Giulia Piva e Giulia Palazzi Classe III B

per leggere la pagina clicca qui