Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La guerra, l’Olocausto: parlano i nonni

COME approfondimento per il Giorno della Memoria, la classe II C intervista i nonni per raccogliere testimonianze, ricordi, momenti di vita quotidiana. Emma racconta: «Nel gelido ricordo di un’infanzia passata, mia nonna ripensa alla sera dell’8 settembre 1944. C’era una cena fra famigliari, quasi tutti discendenti ebrei, a parte la mia bisnonna che aveva fatto intrecciare il ramo cristiano con quello ebreo. Mentre la serata proseguiva con tranquillità, bussò alla porta un vecchio e caro amico di famiglia, nonché genero del podestà. Li avvertì che stavano cercando ebrei e che, se non fossero scappati, la mattina seguente sarebbe stata l’ultima in libertà. Purtroppo dovettero prendere atto del cambiamento che stava per sconvolgere la loro vita e radunarono in fretta l’indispensabile. Se esiste un protettore in cielo si può dire che in quel momento sia riuscito ad assisterli poiché trovarono un rifugio per ogni componente della famiglia, anche se sparsi in vari luoghi della città. La sensazione particolare ricordata da mia nonna è quando la madre serrò le finestre e le fece fare un ultimo bagno prima di fuggire, come per simboleggiare il cambiamento da una vita relativamente tranquilla ad una di cui non si può sapere nemmeno se proseguirà a lungo». FRANCESCO intervista nonna Paola che aveva solo 9 anni quando la guerra è finita. Però si ricorda le sirene dell’allarme «e noi, di corsa nei rifugi che erano grotte, sotto una montagna. La paura era tanta per il rumore degli aerei che passavano per andare a bombardare. Per fortuna ero molto piccola e non mi rendevo conto». Hai mai sentito parlare dell’Olocausto degli Ebrei? «Avevo sentito di questi treni che portavano molte persone in Germania; venivano tenute prigioniere ma non capivo per cosa; solo col tempo ho conosciuto meglio e capito la gravità del problema, ma fortunatamente era tutto finito. Vicino casa tua c’erano ebrei? «No. Però, finita la guerra, ho incontrato una donna che era riuscita a nascondersi….. quando lo raccontava aveva il terrore negli occhi. Quando aveva 7 anni, aveva perso molti dei suoi familiari…. La paura le era rimasta dentro e questo le aveva cambiato la vita. Il dolore della perdita dei suoi cari l’aveva trasformata per sempre. Quel poco che sono rimasta a lavorare con lei, non l’ho mai vista sorridere. Una donna sfortunata». GRAZIE nonna per questa breve ma intensa intervista. Tutto ciò mi ha fatto riflettere e posso ritenermi davvero fortunato! Noi ragazzi abbiamo davvero tutto, ma certe volte, presi dalla vita frenetica, non ce ne rendiamo conto. Solo quando guardiamo al passato e per un attimo ci fermiamo a riflettere su ciò che la storia ci racconta, possiamo dire che non ci manca niente. Ricordare quello che è successo agli Ebrei, persone innocenti ci aiuta a riflettere. Emma Sestili, Francesco Paganelli II C

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