Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Iniziamo a produrre meno rifiuti per un futuro sostenibile Ecco cos’è l’economia circolare

ESISTE un espediente per produrre rifiuti in minor quantità? E’ possibile vivere bene senza inquinare l’ecosistema e anche ottenendo maggiore profitto? Tutto ciò è realizzabile grazie ad un nuovo modello di economia: l’economia circolare. Essa pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate; si tratta di un sistema opposto a quello definito ‘lineare’, che parte dalla materia e arriva al rifiuto. «Questo modello di sviluppo ecosostenibile è nato circa vent’anni fa dal bisogno di estendere la vita dei prodotti, di produrre beni di lunga durata e di ridurre i rifiuti», afferma il dottor Alfredo Mulas (membro dell’associazione per la Salvaguardia e la tutela del territorio), che ha recentemente tenuto un incontro con gli studenti della nostra scuola. Lo scarto viene chiamato ‘materia prima secondaria’ e viene riutilizzato al fine di dare vita ad un nuovo prodotto il quale dovrà essere distribuito a km 0, consumato e di nuovo riciclato attraverso la raccolta differenziata. Uno dei tanti vantaggi di questa economia è la nascita di un nuovo settore di occupazione relativamente al campo della raccolta differenziata e alla rielaborazione del prodotto. PER DI PIÙ esso è una forma di tutela verso il nostro ambiente, in quanto permette la riduzione delle emissioni di Co2 provenienti dallo smaltimento delle discariche. Infatti la quantità di prodotti destinati agli inceneritori è notevolmente diminuita laddove è stata introdotta la raccolta differenziata, che consente di raggruppare i rifiuti in base alla loro tipologia materiale. In Europa il 44% dei rifiuti viene riciclato; l’Italia raggiunge il 52%, dato molto importante per un Paese povero di materie prime come il nostro. Il nostro Comune è uno dei più virtuosi a livello nazionale: avendo avviato il primo progetto di raccolta differenziata già negli anni Novanta ha raggiunto attualmente un tasso di riciclo del 71%. Certamente per ottenere risultati efficaci è essenziale innanzitutto il contributo delle aziende. In quanto si tratta di un’economia ‘non inquinante’, occorre cambiare l’impostazione della produzione, che deve prevedere l’impiego dei materiali rinnovabili offerti dalla natura, come accade in Svezia e Germania dove si sfrutta largamente l’energia eolica, idroelettrica e geotermica per ricavare energia elettrica. Dovrebbero altresì essere modificati i processi produttivi, con l’introduzione della disassemblabilità e della modularità, che consentono di sostituire le parti danneggiate di un prodotto prolungandone il periodo di utilizzo. Parallelamente, però, anche i consumatori sono chiamati a modificare la propria concezione del prodotto, in particolare le nuove generazioni; attualmente si stima che, trascorsi pochi mesi dall’acquisto di uno smartphone, se ne viene messo in commercio un modello nuovo, sette ragazzi su dieci lo acquistano e abbandonano l’uso del ‘vecchio’. E’ assodato che per molti prodotti, in caso di guasto, è meno conveniente la riparazione rispetto all’acquisto di un nuovo esemplare. Ci sono inoltre molte aziende, specie nei settori ad alta tecnologia, che intenzionalmente non realizzano il miglior prodotto possibile in termini di resistenza e/o funzionalità, in modo da poter successivamente farne uscire una versione migliorativa che induca il consumatore ad effettuare un nuovo acquisto (si parla infatti di obsolescenza programmata). Ma se le singole parti del prodotto fossero stimate per un valore più vicino a quello di costo e quindi acquistabili ad un prezzo contenuto, non ci sarebbe più convenienza sia per chi compra che per chi vende? Se ci fosse la possibilità di acquistare il singolo pezzo di un prodotto per 20-30 euro, la durata di utilizzo aumenterebbe e più persone, che adesso non possono permetterselo, acquisterebbero quel bene e anche per i venditori il guadagno sarebbe maggiore. Ciò porterebbe ad una minore creazione di rifiuti e garantirebbe un futuro capace finalmente di conciliare economia e sostenibilità ambientale. Maria Sofia Fabbri - Sofia Zaccarini, classe 3ªA

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