Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Essere madre tra le crudeltà della guerra

INUTILE dire, che questa esperienza, è servita a tutti. Tristezza, e compassione sono le parole più usate da noi ragazzi, che hanno visitato l’esposizione sulla violenza subita dalle donne nei campi di concentramento. È stata un’ alternanza di emozioni intense e significative. Certo, singole immagini e racconti non potranno mai esprimere il dolore di queste persone ma è questo il modo migliore per non dimenticare, ricordare, ricordare tutti insieme. Ricordare assolutamente con umiltà gli abusi che subivano ogni giorno queste donne, ricordare le migliaia di vite abbattute, fisicamente e moralmente. Ricordare per non dimenticare cosa hanno avuto loro in meno di noi, per questa vita, cosa hanno avuto i nazisti in più di loro per permettersi di fare una cosa del genere a delle persone. DA PARTE nostra non è sorta solo tristezza e rabbia, ma anche interesse; sono sorte molte domande su come facessero, quelle povere persone ad andare avanti a vivere solo grazie alla fede. Solo con la fede riuscivano ad andare avanti, gruppetti di amici che faceva tutto insieme, perché da sole si vergognavano. Dovevano subire abusi anche solo per avere un pezzo di pane, un pezzo di pane che non era neanche per loro, ma per i loro figli. Provate a pensare con che forza di volontà le madri rinunciavano ad u pezzo di pane, per consegnarlo ai figli. Provate a pensare agli errori fatti in passato, e non ripeteteli. Bisogna ricordare e pensare, mettendosi nei panni di quelle povere persone: come facevano a vivere senza mangiare, senza dormire in un letto caldo, come facevano a tenere un pezzo di pane per la Pasqua, sapendo che non ne avevano per il giorno dopo? Avete mai pensato cosa vuol dire essere madre? Tra tutte queste crudeltà sono sorti anche misteri, furono trovati rossetti, reggiseno,e altri oggetti proibiti, oggetti che tenevano nascosti alle guardie. QUESTI sono argomenti molto seri, che devono essere ricordati da tutti, ma soprattutto dai giovani, i quali devono sapere devono assolutamente quello che è successo in passato, perché è dagli errori che si impara. Una vera pazzia che spero non accada più. Dalla mostra ho imparato molto e ho approfondito argomenti che sapevo di cui sapevo poco. E’ stata molto interessante e triste. Questa mostra è stata molto istruttiva ma allo stesso tempo anche commovente. Vedere quelle immagini così atroci è veramente impensabile. E’ impossibile pensare che una donna debba decidere se abortire o di abbandonare il proprio figlio. Ma non avevano nessun altra possibilità. Orribile. Intenso! Vedere la mostra mi ha fatto capire quanto le persone possano essere cattive. Leggendo le brevi storie di quelle donne e ragazze ho provato come un senso di rabbia verso i loro uccisori. Mi è dispiaciuto e non ho capito il motivo per cui i tedeschi li hanno fatto. Vedendo questa mostra, la maggior parte di noi, l’ ha trovata triste. Era una cosa impensabile che le donne dovessero lasciare e abbandonare per forza i loro figli per non farli morire con loro. ERANO obbligate a lasciarli in mano ad altre persone. La mostra è stata molto significativa perché fa capire cosa subivano tutti i giorni le donne. Vedendo quelle immagini però, non si è provata solo tristezza, bensì anche commozione e compassione. Non si può e non si deve dimenticare una cosa del genere. Le immagini ma soprattutto le storie erano atroci. Non avevano motivo di trattarle come schiave. Classi 2ªA e 2ªB della scuola Sante Zennaro con le insegnanti Alessandra Brialdi e Daniela Spiga

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