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Ecco il Gallo, il bassista di Vasco «Talento e passione per la musica, una vita tra un concerto e l’altro»

CLAUDIO Golinelli, detto ‘Il Gallo’ è nato a Imola il 12 ottobre 1950. È un musicista italiano, famoso per essere lo storico bassista di Vasco Rossi, oltre ad aver suonato con la Steve Rogers Band e con molti altri artisti italiani. Per avere un’idea della sua bravura, non si può evitare di guardare l’ormai celebre concerto di Vasco al Modena Park: imperdibile l’assolo di basso che introduce il brano ‘Siamo solo noi’!. Gallo, quando ha iniziato a suonare? «A 8 anni suonavo la batteria con le pentole di casa, e poi ho iniziato a suonare il basso, perché la batteria era troppo difficile da montare». Perché la musica è così importante per lei? «Perché mi dà da mangiare; sono grato alla musica perché grazie a lei ho auto molte occasioni durante la mia vita. Ho suonato con Gianna Nannini, Adriano Celentano, Battiato, Paola Turci e Vasco Rossi, con il quale lavoro ancora oggi». Ci racconti com’è nato il soprannome ‘Il Gallo’. «Questo soprannome è nato quando suonavo con la Nannini, perché ho avuto delle relazioni con tutte le sue amiche. L’espressione, infatti, significa ‘Il Gallo nel pollaio’». Che emozioni prova sul palco? «Non è il palco che ti dà le emozioni, è la musica che suoni; le emozioni si provano quando ci sono molte persone, ma anche quando ce ne sono poche , perché la musica è importante sia nei posti grandi, sia nei posti piccoli». Che rapporto ha con la band? «Devo dire ottimo: siamo molto amici, nonostante siano passati molti anni e, con essi, anche qualche screzio». Qual è la sua canzone preferita? «È ‘Vivere’, e lo è diventata nel periodo in cui mi hanno diagnosticato un tumore, un momento nel quale credevo di morire. La canzone, infatti, invita a: ‘combattere e lottare contro tutto e tutti e pensare che domani sarà sempre meglio’». È felice della carriera che ha? «Molto, potrei morire in questo momento, sarei contentissimo». Il suo sogno da piccolo? «Era quello che poi ho vissuto da grande. Sono stato fortunato, è vero, ma è stata soprattutto bravura». Andava bene a scuola? «La scuola che ho frequentato era un po’ ‘all’acqua di rose’: avevo 9 anni e ciò che mi importava era solo suonare il basso. ‘Viaggiavo’ tra voti che non superavano il 5 e il 6. Al conservatorio, la scuola a cui ero iscritto, me lo perdonavano perché ero un bravo bassista». Che rapporto aveva con il professore di musica? «Ottimo. Però, quando mi vedeva in televisione, mi ‘sospendeva’ per un anno. Ci ho messo 17 anni a terminare gli studi perché suonavo una musica che a lui non piaceva e, inevitabilmente, non stavo a genio proprio a tutti. Suonavo una musica pensata come profana, mentre al conservatorio era ammesso solo il genere classico». I suoi musicisti preferiti? «I Beatles e Jaco Pastorius, anche se è morto: ha fatto cambiare l’anima a tutti i bassisti». Com’è suonare col famosissimo Vasco Rossi? «Dopo quarant’anni che lavoriamo insieme, è come suonare con un fratello. Vasco, ormai, mi guarda con occhi diversi: da fratello, appunto. Da giovani ne abbiamo combinate di tutti i colori». Quali difficoltà ha incontrato nella tua carriera? «Non ho mai avuto delle difficoltà, anche se, ancora oggi, studio ancora il basso: non si finisce mai di imparare! È chiaro che, per raggiungere certi risultati, occorre avere già un po’ di talento». Pensa che sia cambiato il modo di fare musica da ieri a oggi? «Certo. Cambia sempre il modo di suonare. La musica si sviluppa costantemente solo che, in questo momento, lo fa in malo modo. Non mi piace molto quello che gira adesso nel panorama musicale, spero che cambi; il Rap, ad esempio, non lo sopporto». Cosa consiglierebbe ai giovani d’oggi che vogliono intraprendere questa carriera? «Prima di tutto, oltre che studiare, bisogna anche capire se sono portati: se hanno un talento naturale verso la musica. Con queste doti, poi, si cresce e si riescono a raggiungere buoni livelli. Senza qualità si può solo essere un musicista mediocre». Classe II B

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