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Così vivono i ragazzi nelle Favelas

PAOLA CIGARINI è originaria di Maranello: qui ha studiato e vissuto, ma da quattordici anni vive a lavora a Salvador de Bahia, dove dirige il centro educativo João Paulo II. Si tratta di un punto di riferimento per i ragazzi della favelas: offre rinforzo scolastico, attività ricreative e sportive, culturali, laboratori di arte, musica e capoeira. E’ venuta a scuola da noi e abbiamo trascorso una mattinata insieme. Ci hanno colpito la sua passione, la sua determinazione e anche l’affetto e l’orgoglio palpabili quando parla dei “suoi ragazzi” e dell’esperienza umana che sta vivendo. «Il centro educativo Joao Paulo II si trova nella periferia di Salvador, in un’ area di quelle che vengono chiamate favelas e ogni giorno accoglie circa 500 ragazzi, che qui studiano, fanno sport, hanno un punto di riferimento - ci ha spiegato. Il centro ha anche una mensa, e questo non è un fatto da sottovalutare, perché per molti dei nostri ragazzi questo è l’unico pasto completo di tutta la giornata. Tutti, infatti, vivono in situazioni di povertà e disagio: molti di loro hanno famiglie in grave difficoltà, o sono soli e devono badare a loro stessi. La vita nella favelas è molto difficile: la situazione di disparità e squilibrio sociale crea tensioni molto forti. Cresci desiderando tante cose che non puoi avere, ma che altri, vicino a te, hanno. In Brasile moltissimi dei nostri ragazzi frequentano le scuole pubbliche, ma queste scuole non funzionano, nel senso che spesso mancano i professori, ci sono episodi di violenza, si rompono le cose e non vengono aggiustate per cui la scuola chiude anche per lunghi periodi; per questo chi frequenta le scuole pubbliche difficilmente riesce ad imparare: molti giovani sono condannati all’ignoranza e non è raro che a 12 anni non sappiano ancora né leggere, né scrivere. Noi al centro accogliamo tutti: la nostra non è propriamente una scuola, nel senso che non vogliamo che diventi selettiva, ma che possa essere aperta a tutti. Uno dei progetti di cui siamo più orgogliosi – ha raccontato – è quello sportivo: è stato pensato per coinvolgere gli adolescenti, che rischiano di entrare a far parte delle gang armate degli spacciatori, cosa non rara in Brasile, perché quando nasci nella favelas può capitare che tu sia affascinato da questo stile di vita sbagliato, pericoloso. I nostri ragazzi sono degli atleti molto forti e il centro organizza dei veri e propri tornei sportivi: noi acquistiamo le divise, le scarpette, il materiale; organizziamo gli allenamenti e le trasferte e molto spesso vinciamo anche contro squadre di studenti non delle favelas, ma delle scuole private! Per i nostri ragazzi è un’occasione unica di riscatto e orgoglio». Classe III B

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