Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

A tu per tu con il poeta. Intervista a Pavarin dei cronisti del Venezze

LA SECONDA A e la seconda B della media Francesco Venezze a tu per tu con il poeta. I giovani cronisti hanno incontrato Arnaldo Pavarin che è andato a trovarli in classe. E’ il nonno di Lucia, una compagna di scuola. Andiamo a leggere la loro intervista. UN INCONTRO un po’ speciale perché oltre che con il poeta si è trattato di un incontro con il nostro dialetto. Pavarin viene da una famiglia numerosa, è il quarto di sette fratelli ed è nato ad Arquà in località ‘Le Paladine’ nel 1940. Tre sono le sue pubblicazioni, raccolte di poesie sia in italiano che in dialetto. Nel 2012 esce ‘Un cuore spazioso’, in realtà un regalo che gli hanno fatto i suoi due figli raccogliendo tutto quello che aveva scritto nel corso degli anni, anche la copertina è stata pensata dai figli, ci sono infatti delle foto di Arnaldo bambino. Il titolo nasce dall’incontro con un signore che chiedeva l’elemosina. Mentre era in auto in attesa ad una rotatoria diede qualche moneta al mendicante che lo ringraziò dicendogli: «Che tu abbia un cuore spazioso!». Nel 2014 pubblica ‘Come orizzonte’. Ci ha spiegato che l’orizzonte al quale si riferisce è il limite oltre il quale dobbiamo sempre andare. «Si deve guardare al passato che è legato al presente e il presente deve essere vissuto guardando al futuro». Nel 2016 è la volta di ‘Na streta al cuore’. Parte del ricavato proveniente dalla vendita dei suoi libri va in beneficenza. Una cosa molto bella. Ci ha raccontato un po’ della sua vita. Nel 1951, anno dell’alluvione del Polesine, Arnaldo andò a vivere a Verona dai nonni dove ha studiato in collegio. Quattordici anni dopo torna a Rovigo con il diploma di falegname ebanista. Per 16 anni ha lavorato nella falegnameria Tosi nota per la produzione di mobili diventando responsabile di reparto. Durante il servizio militare, che ha svolto tra Trapani e Vercelli come artigliere, è diventato impiegato nell’ufficio del colonnello e qui ha imparato a scrivere a macchina. Proprio grazie all’esperienza fatta con la macchina da scrivere nel 1976 attraverso un concorso è stato assunto come impiegato dal comune di Rovigo ed è diventato poi membro della segreteria del sindaco. E’ stato uno dei fondatori dell’associazione culturale ‘Renzo Barbujani’ di cui è stato anche per il lungo tempo il presidente. L’associazione è nata per ricordare la figura del geometra Barbujani responsabile dell’ufficio statistica della Provincia e primo presidente della consulta di quartiere. Insomma non solo un poeta ma anche una persona molto attiva. Durante l’incontro ci ha letto alcune sue poesie in dialetto che ci sono piaciute molto, innanzitutto perché diverse da quelle che studiamo a scuola, alcune perché ironiche e ci hanno fatto ridere, altre perché parlano di un mondo a noi sconosciuto. Il mondo dell’infanzia dei nostri nonni, delle tradizioni rurali e di un passato che a volte ci sembra anche un po’ strano. Attraverso l’ascolto abbiamo capito che non bisogna abbandonare il dialetto, che è importante continuare a farlo vivere perché fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione. Abbiamo potuto comprendere che per lui è diventata quasi una missione che porta a compimento attraverso i numerosi incontri nei paesi. Nel corso degli anni Pavarin ha vinto numerosi premi anche a livello Europeo come il ‘XXVI concorso letterario europeo - festival di poesia e narrativa e gran gala dell’amore’ la cui premiazione si è tenuta a Montegrotto Terme. La giuria gli ha assegnato il terzo premio per la poesia ‘Con l’amore di sempre’. Con la sua semplicità e simpatia è riuscito a portarci nel passato e nel mondo della poesia. I cronisti delle classi 2A e 2B

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