Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Il mio diario, il piacere di raccontarsi

GLI STUDENTI hanno aperto i loro diari dove hanno scritto ad amici, ricordato momenti belli e brutti. **** CARO diario, mi sei stato regalato dal mio migliore amico Giulio, anche lui ne ha uno e, quando avremo finito di scriverli, li leggeremo insieme. Giulio è simpatico, intelligente e brillante, l’amico che tutti vorrebbero avere e, per fortuna, è capitato a me. Io, caro diario, ti vorrei dare un nome ma sono indeciso. Ci sono così tanti nomi che piacciono. Forse ti chiamerò Giallo, sì, sarà proprio questo il tuo nome: Giallo. Vuoi sapere perché? E’ il mio colore preferito e anche quello di Giulio. Ok, ora ti voglio parlare un po’ di me: sono il tuo scrittore o amico e mi chiamo Sulo. Sono un ragazzo molto vanitoso, intelligente e certe volte anche fastidioso, ma comunque, una persona discreta. Ho poco tempo libero e per questo non ti scriverò tanto, tra un po’ devo andare da mio cugino e non posso portarti con me perché ti potrei perdere. Sulo Kadrija II A VOGLIO provare a far riaffiorare i miei ricordi di Sofia. Chissà come sarà diventata in questo anno che non l’ho più vista, ma guardiamo il lato positivo della distanza, quando ci rivedremo saremo ancora più felici ed emozionate, proprio come il 13 Dicembre 2016. Solo pensare a quel giorno mi viene da piangere. Mancavano ancora un mese e 14 giorni e noi già facevamo il conto alla rovescia. Ogni giorno le mandavo sempre la buonanotte e il buongiorno, ancora continuo a farlo. Era il 12 dicembre e mi ricordo la nostra videochiamata durata 14 ore con tutti che si arrabbiavano con noi, ma avevamo bisogno l’una dell’altra. Arrivate a Villa Potenza ci siamo buttate sul prato e siamo rimaste a piangere per tre quarti d’ora come delle sciocche. Lara, la nostra allenatrice di pallavolo che ci urlava di entrare, ma noi restavamo ancora nella neve a piangere: che bei momenti. Ora mi manca tanto e non so come riprovare quell’attimo magico con lei. Come tornerà la neve, tornerà anche Sofia insieme ai nostri ricordi. Come sempre mi sei di grande aiuto diario, grazie. Elena Mattioni II A CARA Franky, ero stata in vacanza dai nonni per un mese e, l’ultimo giorno, mamma e papà avevano organizzato una cena. In quel mese mi era molto mancata la mia cagnolona Nana a cui ero tanto affezionata. Appena arrivati, non vedendo Nana, ho subito chiesto a papà dove si trovasse e lui mi rispose: “Non c’è”, subito pensai che mi stesse facendo uno scherzo, la cercai ovunque, ma inutilmente, tornai da papà e gli riformulai la domanda. Lui, con aria triste, mi disse: «Ti porto da lei». Mi condusse verso un mucchio di terra, lì per lì non capii subito, ma poi realizzai: «Nana era morta!». Piansi disperata, non ci credevo, ma era tutto vero. Anche ora, mi viene da piangere; il suo ricordo mi resterà per sempre nel cuore. Quanto vorrei tornare indietro nel tempo per poterla riabbracciare. Sara NONNO, mi manchi tanto, mi dispiace che non ho potuto darti un ultimo abbraccio come varei voluto. Ricordo che prima della tragedia ti affaticavi pure a parlare. Quante cose non mi hai visto fare. Fino a un paio di settimane fa credevo che non mi avevi mai neanche visto uscire in barca, però ho saputo che mamma mi aveva filmato e poi te lo aveva fatto vedere. Quando me lo ha raccontato mi ha detto che ti eri messo a piangere, o almeno ci hai provato. Quanto avrei voluto che un grande pilota (te) mi avesse aiutato a prendere la patente. Durante il funerale in chiesa Marco che mi stava dietro, tutto a un tratto mi ha abbracciato anche se c’era l’appoggiaschiena in mezzo. La forza che solo i più piccoli hanno di essere felici anche nei momenti più catastrofici. Sono triste perché so che non posso più fare quelle cose con te. Quando non c’era papà, era come se eri tu il mio papà. Ti ringrazio di averci aiutato durante la ristrutturazione della casa, ti ringrazio di esserci stato quando ne ho avuto bisogno e ti ringrazio anche di esser stato mio nonno, mi dispiace ancora perché non possiamo fare quelle cose insieme. Spero che lassù ti trovi bene, ti voglio tanto bene anche se non ci sei più. Giovanni Vaccina II A FRATELLO caro, sono passati sette giorni da quando sei partito per il Lussemburgo. Mi sembra ieri, la mattina quando noi cinque con papà e mamma ti abbiamo accompagnato all’aeroporto di Falconara. Eri così felice e pieno di luce, anche se so bene che questa decisione ti è costata tanto, allontanarti dalla famiglia, dagli amici e dalle persone che conosci da quando eri piccolo. Bello come sei nemmeno a me sembra pensabile che tu voglia andare in seminario. Mamma mi ha spiegato che a Dio tutto è possibile, mi ha anche detto che nessun ragazzo sogna di andare in seminario e di non avere una ragazza, ma ad alcune persone Dio fa toccare l’anima. Ti porterò sempre nel mio cuore e sarai sempre il mio fratellone. Ti voglio un mondo di bene. La tua sorellina Gloria CARO diario, voglio raccontarti un’esperienza vissuta prima che iniziasse la scuola: il 12 settembre alle 6.30 circa è morto mio zio. Per lui ho pianto tantissimo perché lo trattavo come un nonno, visto che il mio mi ha lasciato prima che nascessi. Lo andavo a trovare quasi tutte le settimane sia per stare un po’ con lui, con zia, con i cugini e il cuginetto al quale voglio tanto bene. Un giorno mamma mi disse che zio non stava molto bene e da lì ho iniziato a preoccuparmi. Peggiorò sempre di più fino a quando i parenti non l’hanno portato in un posto vicino all’ospedale, ma zio non sentiva più, non riconosceva più nessuno niente, respirava solo. Un giorno dissi a mamma se potevo vedere zio ancora vivo e lei acconsentì. Ci avviammo verso l’ospedale, entrammo e lo vidi lì, lungo sul letto con mille fili attaccati al corpo e con poco respiro. Io, mia sorella e mamma scoppiammo a piangere così tanto da perdere il respiro. Pochi giorni dopo mamma ha detto a mia sorella: “Vado su prima perché zio è morto”. Io ero triste però non ho pianto, mi sono trattenuta. Appena entrai nell’obitorio vidi zio sdraiato sul lettino, pallido, vestito in modo elegante, allora cominciai a piangere perché non potevo vederlo lì. Ero abituata ad averlo accanto, che mi faceva sempre un sorriso di quelli che solo lui sapeva donarmi. Iniziai a pensare a quanti bei momenti avevamo trascorso insieme, a quando andavo a Bolognola e lui, paziente, mi spiegava ogni cosa e mi piaceva così tanto ascoltarlo. Caro diario io ti ho parlato di mio zio, ma tu al più presto dovrai parlarmi del tuo …. Ci vediamo in un’altra pagina. Ciao Ilaria

 

 

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