Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Dobbiamo lottare per l’uguaglianza

IL 26 GENNAIO le classi III E e IIIC della nostra scuola hanno assistito alle celebrazioni del Giorno della Memoria nella Sinagoga di Reggio. In quella occasione il sindaco Luca Vecchi ha affermato che la memoria non è il ricordo, ma il momento in cui un Paese prende la responsabilità delle azioni commesse. Abbiamo poi visitato la mostra fotografica sugli «Albanesi musulmani» che aiutarono gli Ebrei a fuggire dal nazismo: testimonianza che ci ha fatto riflettere sul ruolo che ciascuno può avere nella Storia. Purtroppo vi sono ancora paesi che rinnegano ciò che è successo e impediscono la diffusione della verità. Per questo, dobbiamo sempre lottare contro le leggi razziali a favore dell’eguaglianza sociale senza distinzioni, e fare il possibile per aiutare il prossimo. Perché «chi salva una vita, salva il mondo intero». Un aspetto sul quale ci siamo confrontati è l’utilizzo del termine «razza» usato dai nazisti nei confronti dell’uomo. Questo termine veniva e viene ancora utilizzato nell’indicare animali, ma ancora oggi persiste riferito agli esseri umani. Qualche giorno più tardi abbiamo preso parte ad una lezione sulla Shoah. Dal 1935 al 1945 vi furono 10 anni di atrocità che segnarono la storia. L’obiettivo di coloro che perseguitarono le persone che ritenevano ‘inferiori’ era quello di ‘migliorare’ la popolazione tramite il genocidio (termine che indica la soppressione di una parte consistente di una minoranza etnica o religiosa in un determinato territorio). Una volta catturati e deportati in campi di concentramento, ai prigionieri veniva tatuato un numero sul braccio, che oltre al riconoscimento da parte dei nazisti, serviva a portare via la loro identità e la libertà. I prigionieri appena arrivati venivano separati: le donne, gli uomini ed i bambini rimanevano divisi ed eseguivano lavori faticosi. Uno dei lavori inventati per affaticare ed in seguito uccidere l’individuo era quello di spostare da un luogo all’altro dei massi pesanti, senza un fine né ragione, per unico divertimento delle guardie naziste. Durante la lezione abbiamo assistito a ’«Io scelgo la vita», un’intervista a Liliana Segre, una signora che oggi ha 87 anni, sopravvissuta ad Auschwitz e recentemente nominata senatrice a vita: ciò che più la fece soffrire fu l’indifferenza delle persone che sapevano ma non agivano, le persone che pur essendo coscienti del male e dell’ingiustizia temevano. La signora finisce la sua intervista dicendo: «Sono una donna libera e una donna di pace» Questo è il messaggio che vogliamo ricordare. Alice Nicolini, Giada Prete, Francesca Fratti, Margherita Branchetti III E

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