Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Terenzio, da schiavo ad autore. La storia del commediografo raccontata da una studentessa

Terenzio, da schiavo ad autore La storia del commediografo raccontata da una studentessa

NEL CORSO del progetto Terenzio alla scuola primaria, esperienza di peer tutoring tra ordini di scuola diversi, Laura, una studentessa del liceo scientifico ‘Archimede’ di Messina, dopo averci presentato il commediografo Terenzio, ci ha parlato delle sue opere e in particolare dell’ultima delle sue commedie, gli Adelphoe (I fratelli). Terenzio nasce a Cartagine tra il 184 e il 185 a. C.; probabilmente, però, in base alle date delle sue opere, egli nacque qualche anno prima. I romani, infatti, credevano che appena moriva un commediografo ne nasceva subito un altro e quindi dopo la morte di Plauto, avvenuta nel 184, fissarono la nascita di Terenzio. Si narra che dopo la conquista di Cartagine da parte dei romani, fu portato a Roma come schiavo del senatore Terenzio, da cui prese il nome. Presto il suo padrone, riconoscendo la sua intelligenza e le sue capacità artistiche, decide di donargli la libertà, facendolo diventare un liberto. È a quel punto che, potendo frequentare liberamente altre persone, fa amicizia con gli Scipioni e comincia a perseguire il suo sogno, quello di diventare un commediografo. Scrisse solo sei opere e, per questo, si pensa che non sia realmente esistito ma che le sue commedie siano opera degli Scipioni. L’idolo di Terenzio era Menandro, a cui si ispirava per le sue commedie utilizzando la tecnica della contaminatio, l’inserimento in una commedia di pezzi tratti da altre commedie. Le opere di Terenzio avevano caratteristiche ben precise, il suo scopo era quello di dare un insegnamento o una morale alla sua commedia; per questo le sue opere non erano molto divertenti, ma erano soprattutto educative. Infatti, si dice che mentre le commedie di Plauto fanno ridere quelle di Terenzio fanno sorridere. Una delle caratteristiche delle opere di Terenzio era l’uso del prologo che non descriveva i personaggi, l’ambiente, il luogo, ma serviva all’autore per difendersi dalle accuse di plagio che gli venivano rivolte. Per questo il prologo veniva scritto in terza persona, poiché egli sapeva che in teatro sarebbe stato letto da un attore. Invece, una delle accuse che gli venivano rivolte, ma della quale Terenzio si compiaceva, era che non era lui l’autore delle sue opere, ma gli Scipioni. Infatti, per Terenzio era un complimento essere paragonato a loro, perché erano uomini colti e illustri. LA STORIA degli Adelphoe parla di due fratelli: Micione e Demea. Quest’ultimo aveva due figli: Ctesifone e Eschino. Ctesifone era un ragazzo molto gentile, obbediente, garbato e amato da tutti per il suo comportamento; invece Eschino era l’esatto opposto, scatenato, irrequieto, considerato da suo padre un pasticcione. Così Demea decide di affidare Eschino a suo fratello Micione; ma il giovane, anche con un nuovo educatore, continua a mettersi nei guai, e lo zio invece di riprenderlo rimedia alle sue malefatte, facendo irritare il fratello. A Demea, infatti, non piaceva come Micione allevava Eschino, perché gli lasciava troppa libertà, mentre l’educazione che Demea impartiva a Ctesifone era molto più rigida. Un giorno Ctesifone si innamora di una ragazza di nome Bacchide, di un ceto sociale inferiore al suo; per questo non gli era permesso di sposarla. Così Ctesifone chiede a suo fratello Eschino di rapirla. Demea, venendo a sapere tutta la storia, si arrabbia molto, soprattutto con Eschino, poiché pensa che sia stato lui a spingere Ctesifone a rapire la ragazza. Ma alla fine scopre come sono andati realmente i fatti e decide così di cambiare il suo metodo educativo e di diventare un padre più aperto e democratico, prendendo esempio da suo fratello Micione, sperando così che i figli si comportino meglio. Infine, consente a Ctesifone di sposare Bacchide. Questo progetto ci è piaciuto moltissimo, perché abbiamo potuto ampiamente discutere della vita e dell’educazione al tempo dei Romani e confrontarla con quella dei nostri tempi. Abbiamo anche potuto rappresentare una parte della commedia utilizzando delle maschere di cartone che abbiamo preparato con l’aiuto di Laura. Parlare con lei di Terenzio, ma anche della sua esperienza scolastica, ci ha interessato e coinvolto molto, soprattutto adesso che siamo alla fine della scuola primaria. Per questo abbiamo chiesto di potere continuare il progetto, magari affrontando un argomento di un’altra disciplina. Classe 5^A

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