Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

In viaggio verso una cultura della legalità

INTENSO ed emozionante è stato per noi ragazzi delle classi terze dell’Isc di Spinetoli-Pagliare il viaggio d’istruzione alla scoperta della Sicilia. Oltre che ammirare le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’isola, abbiamo anche potuto ripercorrere i luoghi simbolo della lotta contro la criminalità organizzata, argomento che approfondiremo nell’arco dell’anno. Con l’aiuto della testimonianza di Pino Manzella, amico di Giuseppe Impastato, ci siamo resi conto di quanto sia stato importante l’intervento di coloro che si sono impegnati a combattere la mafia, a costo della loro vita. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi luoghi molto suggestivi tra cui il più emozionante è stato Piazza della memoria, situata di fronte al tribunale di Palermo, in fondo al mercato alimentare «Del Capo». Si tratta di una piazza con un’enorme gradinata, su cui sono incisi i nomi dei magistrati che hanno lottato contro la mafia. Per mafia s’intende l’organizzazione criminale suddivisa in più cosche o famiglie retta dall’omertà, che esercita il controllo di attività economiche illegali ed utilizza metodi intimidatori. La mafia però non è solo un problema di questa regione, perché essa negli anni si è estesa in tutto il mondo ed è molto difficile da sconfiggere. Prima di arrivare a Palermo abbiamo ripercorso la strada in cui, all’altezza dell’uscita di Capaci, è stata fatta esplodere il 23 maggio 1992 l’automobile dove viaggiavano il giudice Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta e, nel punto dove è stata azionata la bomba, spicca ben visibile la scritta «No mafia». Questa scritta ci ha fatto capire che i siciliani hanno deciso di opporsi a questa organizzazione criminale. Pochi mesi dopo, sempre nel 1992, a Palermo, precisamente in via d’Amelio, è stato assassinato il giudice Borsellino, amico e collaboratore di Falcone. Nel luogo dell’attentato è stato piantato un ulivo in segno della riconoscenza per questo personaggio che non si è mai arreso a combattere per i suoi ideali. A conclusione del nostro viaggio ci siamo recati a Cinisi alla casa memoria di Peppino Impastato, figlio di un mafioso, che si è opposto alla volontà del padre ed ha espresso liberamente il suo pensiero attraverso la sua radio, ma purtroppo anche lui è stato ucciso barbaramente dalla mafia. Questo viaggio ci ha fatto capire quanto siano state dure le vite di chi per primo si è opposto alle associazioni mafiose morendo pur di combattere delle terribili ingiustizie. Oggi noi abbiamo il dovere di ricordare chi si è sacrificato per un bene maggiore ed il modo migliore per farlo è opporci ogni giorno alle ingiustizie eliminando la cultura dell’illegalità e dell’omertà.

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