Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Testimonianze per non dimenticare

IL 27 GENNAIO si è celebrato il giorno della memoria, in ricordo di tutte le persone che sono state deportate nei campi di concentramento. Con l’occasione noi ragazzi della classe III B, abbiamo letto alcune toccanti testimonianze. Una nostra compagna ci ha raccontato la storia del suo prozio Patrizio Verdecchia, un politico di 33 anni, residente a Milano. Non approvando il regime fascista, nel marzo del 1944 Verdecchia fu preso con la forza dai tedeschi e trasportato nelle carceri di Milano. Da qui a Bergamo per essere consegnato ai nazisti e internato nel più crudele campo di concentramento per oppositori e politici, Mauthausen, in Austria. Per comunicare con la propria famiglia inviava dei «pizzini» (piccoli pezzettini di carta o vecchi stracci) su cui scriveva ciò che viveva in quell’orrendo luogo, le emozioni da trasmettere alla sua adorata figlia Rosamaria (che non aveva potuto salutare) e a sua moglie Elisa. I «pizzini» sono pervenuti nei giorni successivi la cattura, dalle carceri di Milano, ma dopo il trasferimento a Bergamo non si ebbero più sue tracce. Alcuni sono chiaramente leggibili, altri un po’ meno, per il fatto che li ha scritti con una vecchia matita o con dei bastoncini trovati nel cortile delle carceri. UNA DELLE lettere recita così: «Elisa mia carissima, mi trovo a Bergamo, assieme a tutti i compagni di lavoro, si aspetta per essere portati in Germania, non si sa dove si va, noi siamo trattati come bestie e anche peggio, ti prego domenica di venire qui a Bergamo, assieme alle donne che vengono a trovare i loro mariti o genitori, così mi porti qualche cosa personale per cambiarmi, con un asciugamano e un pezzo di sapone per lavarmi, che è già sei giorni che non mi lavo e che non ci spogliamo. Chissà quando ci si potrà spogliare, se si dura un po’ questa vita si va in serraforno, si dorme per terra come cani, e si è trattati come bestie feroci. Ti mando questo biglietto per mezzo della signora che ha qui anche lei suo marito, lavora con me. Bacioni forti alla mia piccola e adorata Rosamaria. Se è tempo bello se me la porti a vedere che voglio baciarla e chissà se sarà anche l’ultima volta che la rivedo, la mia bella e gioiosa Rosamaria. Ad ogni modo io vi aspetto tutte e due, qui si può venire tutti i giorni, con i famigliari si può parlare sempre, e tante cose te le dirò a voce per darti un bacio forte assieme a Rosamaria. Vi aspetto domenica ciao Patrizio tuo». Classe III B

 

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