Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Tracciati e catalogati dai vari social

I SOCIAL network ci conoscono davvero? Quando ci iscriviamo in un social esso da subito inizia a farci una serie di domande, a tracciare tutte le nostre attività, come le ricerche che effettuiamo su internet, oppure i profili che visitiamo. Questo permette ai social di catalogarci, inserirci in un certo target di persone e così facendo inizia a mostrarci solo fotografie, profili o articoli che pensano possano piacerci in modo da far aumentare il nostro interesse e il nostro gradimento di quella determinata app o di quel determinato sito internet, e farci scoprire in questo modo un sempre maggior numero di oggetti che probabilmente poi vorremmo comprare. Di questo si occupa un computer, un così detto software «esperto», capace di elaborare continuamente milioni e milioni di profili di utenti. Spesso le informazioni passano addirittura da un web all’altro, per esempio Amazon, l’azienda di commercio online maggiore al mondo, invia informazioni sulle nostre ricerche recenti a Facebook in modo che esso possa mostrarci pubblicità di articoli che ci interessano. UN’ALTRA attività svolta dai social network è cercare di capire il nostro stato d’animo, il nostro «tasso di felicità», sempre con l’obiettivo di poterci classificare e avere così una stima dell’umore generale in un particolare periodo, o in una particolare fascia d’età. Dopo poco tempo i social iniziano ad avere la ‘presunzione’ di conoscerci, di sapere tutto di noi, del nostro umore e i nostri gusti, e pertanto si sentono capaci di guidarci, consigliarci e migliorarci. Ma è davvero così? E se sì, è giusto che lo sia? E’ giusto che un programma progettato da umani ma non per questo «umano» conosca tutto di noi, che ci controlli e che talvolta ci influenzi? Se da una parte questo controllo può rendere più comode e veloci le azioni che svolgiamo quotidianamente sui social, dall’altra limita la nostra libertà e ci impedisce di ampliare i nostri orizzonti, riducendo la casualità di incontrare temi e argomenti lontani dal nostro «target». Esplorare, sbagliare strada, è il miglior modo per conoscere il mondo e noi stessi, e questo è un concetto che un computer, che cerca di classificarci e perfezionarci, non potrà mai comprendere. Giulia Orsetti III B

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