Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Noi e il Cile, storia di accoglienza

LA MOSTRA ‘Tempo D’Esilio - L’Emilia-Romagna a fianco del popolo cileno 1973-1988’, allestita lo scorso autunno all’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, ripercorreva i fatti drammatici del golpe cileno e raccontava l’accoglienza offerta dalla nostra regione agli esuli cileni sfuggiti alle violenze della dittatura. Noi l’abbiamo vista accompagnati da Leonardo Luis Barcelo Lizana, profugo cileno che visse in prima persona quegli eventi. NEL 1970 Salvador Allende divenne presidente della Repubblica cilena. «C’era un grande fermento politico e sociale in quegli anni – ha raccontato Barcelo – e un’ampia partecipazione dei cittadini alla vita politica del paese». Il governo di Allende introdusse varie tutele sociali e riforme economiche; avviò iniziative per far rimanere le risorse del Cile, come il rame, all’interno del paese. L’11 settembre 1973 le forze armate abbatterono con un colpo di stato il governo legittimo del presidente Allende, provocandone la morte. Una volta al potere, il generale Pinochet instaurò un regime di terrore, perseguitando e uccidendo molti cileni che si opponevano alla dittatura. Stadi, ville, caserme e uffici divennero luoghi di detenzione per i dissidenti. Alcuni decisero di cercare scampo saltando il muro di cinta dell’ambasciata italiana a Santiago. L’Italia non riconobbe mai il governo di Pinochet e, quando i profughi cileni arrivarono nel nostro Paese, incontrarono la solidarietà della popolazione. Anche il governo dell’Emilia-Romagna prese posizione contro la dittatura di Pinochet e in ogni città vennero organizzati incontri, dibattiti, mostre, rassegne cinematografiche e manifestazioni a sostegno del popolo cileno. LE INIZIATIVE furono tantissime. Ricordiamo la nascita, subito dopo il golpe, del Comitato bolognese Italia-Cile, per accogliere i profughi cileni; i viaggi in Cile compiuti da esponenti dell’amministrazione e della cultura emiliana per testimoniare e denunciare la situazione del paese; la grande campagna di raccolta latte per i bambini cileni nel 1979, cui diedero il loro contributo la moglie e la figlia di Allende. La vedova e i figli di Allende lasciarono il Cile sull’aereo che trasportava le opere per la mostra sui muralisti messicani che si sarebbe dovuta inaugurare a Santiago il 13 settembre del ’73, ma che non fu mai realizzata a causa del golpe. Quelle opere sono esposte proprio in questi giorni a Palazzo Fava, in quella che è chiamata, per la sua storia, ‘La Mostra sospesa’.

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