Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«La 100 km nel deserto ha mille insidie»

IL CINGOLANO Simone Giglietti, 46 anni, ha conquistato il terzo posto in una corsa podistica di 100 chilometri nel deserto della Namibia. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare questa straordinaria esperienza. Giglietti, com’è andata in Africa? «Bene, ho concluso la prova salendo sul podio dopo essere riuscito a superare diverse difficoltà lungo il tracciato. Abbiamo affrontato anche la duna più alta del mondo (380 metri), dove non è facile camminare sulla cresta con i piedi che si riempiono di sabbia». In una gara del genere quali sono le insidie maggiori? «Innanzi tutto la temperatura. Pensate che quando sono partito in Italia c’erano appena 2 gradi, mentre là il termometro segnava ben 40 gradi. Quindi, l’ambientamento è stato il primo problema da superare. Poi, con quel caldo, potete immaginare quanto fosse necessario bere. Ogni dieci minuti avevamo bisogno di acqua. Infine, dovevamo fare i conti con le inevitabili vesciche ai piedi». Quando è nata la passione per la corsa? «A scuola, in prima media, facendo le Campestri sotto la guida del professor Andrea Cavalletti. Poi, pian piano, ci ho preso gusto e non ho smesso più di correre. Sono passati 35 anni». Quali corse preferisce affrontare? «Ne ho fatte tante, per la verità, a cominciare dalle maratone di New York, Londra, Berlino, Tokio e Boston. Nella capitale londinese ho fatto anche un bel risultato: sono arrivato quarto degli italiani e 177° fra gli oltre 50mila partenti». Altri traguardi importanti? «Nelle Marche e in Italia ho vinto parecchie volte. A livello mondiale, invece, ho ottenuto un 17° posto nei Master». E nel deserto? «Nel 2014 ho affrontato i 100 chilometri nel deserto del Sahara. Pure quella fu una grossa avventura». Programmi per il 2018? «Ad ottobre andrò a Chicago per la maratona. Intanto sto valutando se partecipare o meno a un’altra corsa nel deserto, stavolta in Senegal. Ci sarà a primavera. Vedremo». Un consiglio a noi ragazzi? «Fate sport perché è una scuola di vita, insegna tante cose e vi aiuta a disciplinare voi stessi. E’ importante». Rachele Tittarelli, Damiano Grassetti, Beatrice Ciucci, Valerio Gentilini Raffioni II A

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