Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Storia del Nettuno, simbolo della città

AL CENTRO dell’omonima piazza tra Palazzo Re Enzo e Sala Borsa, si erge in tutta la sua bellezza la fontana del Nettuno, che i bolognesi chiamano amichevolmente ‘il Gigante’. La storia di uno dei simboli della città inizia nel 1507, quando Bologna passò allo Stato Pontificio dopo quasi un secolo di signoria dei Bentivoglio. Nel 1563, papa Pio IV diede a Pier Donato Cesi, suo vicelegato, l’incarico di arricchire la nuova piazza riaperta dopo l’abbattimento di vecchie costruzioni, per abbellire Bologna e simboleggiare la grandezza del suo governo. Per la costruzione della fontana, il vicelegato scelse tre famosi artisti: il Giambologna, scultore fiammingo, Tommaso Laureti, ingegnere idraulico siciliano, e il fonditore fiorentino Zenobio Portigiani. Giambologna disegnò e realizzò la statua bronzea del Nettuno, Laureti pensò alla struttura architettonica e Portigiani fuse il bronzo per la statua. La fontana poggia su una base di tre gradini sopra i quali c’è una vasca in marmo. Al centro di questa si erge un impianto di tre piani: al primo ci sono quattro sirene a cavalcioni di quattro delfini. Le sirene sono formose e con seni abbondanti, augurio di ricchezza e prosperità. Al secondo livello ci sono le ‘grottesche’, interpretazioni di elementi animali e vegetali che poggiano su una conchiglia. Al terzo, troviamo quattro putti nudi e paffuti: ognuno ha in braccio un delfino, simbolo dei quattro fiumi principali dei continenti allora noti: Rio delle Amazzoni, Danubio, Gange e Nilo. Sopra questo complesso si erge la statua del dio Nettuno che, con corpo giovanile e viso maturo, ha un piede poggiato su un delfino, la mano destra che stringe il tridente e la sinistra che pare placare i venti, anche quelli metaforici di possibili rivolte. La statua, in stile manierista, presenta sproporzioni volute: il polso del dio è grosso come la caviglia, una gamba è più lunga dell’altra e un braccio innaturalmente lungo. Su ogni piano non ci sono solo figure, ma anche altre decorazioni e targhe. Ai lati della vasca alla base del complesso si trovano incisioni in latino con i nomi dei committenti: Pio IV, Cesi, Carlo Borromeo e la città di Bologna. Tra le grottesche spiccano gli stemmi di famiglia dei committenti e, ai piedi di Nettuno, è scolpito il simbolo del dio dei venti Eolo. Le acque che alimentavano la fontana provenivano dalla Fonte Remonda di San Michele in Bosco; già nel 1433 era stato costruito un condotto in pendenza per portare l’acqua in città partendo dalla Fonte, giungeva alla cisterna di Valverde (o Bagni di Mario) e poi, seguendo il tracciato dell’attuale via d’Azeglio, arrivava fino a Piazza Maggiore. Oggi una costruzione di tubi e condotti consente di riciclare la stessa acqua.

Per leggere la pagina clicca qui