Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

No ai bulli, sul web e faccia a faccia

NOI RAGAZZI, a volte, non ci lasciamo leggere dentro dagli altri, perché non vogliamo rendere visibili le nostre emozioni. Talvolta, anche quando all’apparenza sembriamo raggianti di gioia, dentro, in verità, stiamo morendo. E’ difficile, soprattutto per gli adulti, arrivare al nostro cuore. Però, gli occhi, specchio dell’anima, spesso lanciano un segnale d’aiuto. Questo è quello che può succedere quando si diventa vittime di bullismo. Il bullismo può sembrare un gioco, inizia quasi sempre con la frase «Stavo solo scherzando!», ma è il gioco che nessun bambino dovrebbe imparare. Ma perché esiste? La verità è che quello che noi definiamo l’aggressore non è altro che un uccellino indifeso che chiede aiuto. I bulli, forse, si comportano così perché si sentono emarginati da un mondo che prima non li accettava; allora si nascondono dietro ad una corazza, fatta di rabbia e odio. Abbiamo affrontato l’argomento in classe con numerose discussioni e riflessioni riferite anche al Cyber-bullismo. Il nostro Istituto, infatti, ha aderito ad un progetto, promosso dall’Università di Bologna, denominato «speriment-azione no cyberbullismo». OGGI la vita di noi ragazzi ha, come elemento indispensabile, lo smartphone che, se non usato correttamente, può causare gravi danni. Il cyberbullismo risulta perfino più pericoloso del bullismo perché consente all’aggressore di restare anonimo e, eliminando l’empatia, favorisce enormemente gli insulti e le umiliazioni. Tra le varie attività che abbiamo svolto figurano un «role-play», ovvero una drammatizzazione, la visione di video sul sito www.generazioniconnesse.it, un «brain storming» e diversi cartelloni riguardanti l’argomento. Con il«role-play», in particolare, abbiamo dovuto mettere in scena un vero e proprio processo indirizzato ad un cyberbullo in cui tutti avevano una parte: un alunno rappresentava l’aggressore, un altro la vittima ed il resto della classe la giuria. Grazie a queste attività, abbiamo capito che il cyberbullismo è davvero pericoloso, dato che i suoi danni possono essere pubblici e durare per molto tempo. Dobbiamo essere molto prudenti ed usare gli strumenti informatici in modo responsabile per evitare questo fenomeno. Il cyberbullismo ci insegna inoltre che, oltre che a proteggere la nostra persona, dobbiamo preservare la nostra immagine e rispettare quella degli altri. L’arma più potente per sconfiggere questo male siamo noi, col nostro coraggio e la nostra voglia di vivere. Martina Mazzotta II B Pietro Milelli II A

Per leggere la pagina clicca qui