Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Fabio e la sua voglia di vivere: «L’incidente mi ha fermato, ma poi ho riacceso la speranza»

«LA VITA ti ha dato molti semi (doti, capacità) e li hai lasciati germogliare. Ma ricorda che l’albero che ha tanti frutti non li matura tutti. Voi, ragazzi, valete tanto. Ma valete non perché suonate bene la chitarra o perché nuotate veloce, ma perché siete persone. I doni secondari vanno e vengono, quelli primari restano». Queste parole, pronunciate da Fabio Castagnoli durante l’incontro con alcune classi della scuola secondaria di Castrocaro, hanno suscitato molto stupore ed emozione negli ascoltatori. Sicuramente questo nome potrà suonare familiare ad alcuni di voi e forse lo avete già letto in questo stesso giornale circa cinque anni fa, in un articolo che raccontava un fatto gravissimo: un terribile incidente stradale nei pressi di Predappio. LA SERA del 17 febbraio 2013 Fabio, insieme alla sua fidanzata, stava rientrando a casa da uno spettacolo teatrale, procedendo a velocità molto ridotta. All’improvviso, per cause ancora oggi ignote, un terribile schianto contro un albero e la sua vita è cambiata per sempre. Prima di questo grave fatto Fabio lavorava come infermiere, professione che è tornato a svolgere, e nel tempo libero si dedicava al teatro, al nuoto, alla musica. Poi la vita lo ha voluto mettere alla prova e lui ha dovuto accettare la sfida di una nuova esistenza in cui ha dovuto ricominciare tutto daccapo. Per farlo servivano soprattutto resilienza e coraggio, doti che Fabio ha trovato dentro di sé. «Quando sei in una stanza – ci ha detto – e scompare la porta, devi guardare il muro per trovare un’altra via d’uscita … L’incidente mi ha sbarrato la strada, ma, una volta risvegliato dal coma, ho tentato di trovare una via per riaccendere la speranza». Alcuni di noi hanno rivolto delle domande a Fabio e ci ha molto colpito la sua capacità di raccontarsi, senza filtri e senza maschere. Di seguito riportiamo parte dell’intervista. Quali sono i doni primari di cui parlavi prima? «A volte diciamo: ‘Questo non lo posso più fare … quest’altro neppure’. Ma l’importante è riuscire a sostituire quanto non va con qualcosa di nuovo: il gusto di essere vivo, di stare con gli amici, con la famiglia, assaporare l’amore che si sente intorno a sé. Ora do un peso diverso alle cose, ho maggiore consapevolezza, più sensibilità nei confronti del dolore altrui. Questi sono i nuovi doni». Hai mai finto di stare bene, anche se non era vero, per non far preoccupare chi ti ama? «Finto no, non riesco a fingere con chi amo veramente. Ci sono però poche persone con cui riesco a parlare e ad aprirmi totalmente. Vi consiglio questo: ognuno di voi trovi qualcuno di cui si fida completamente e si apra nel profondo con questa persona. E’ molto importante avere qualcuno con cui confidarsi. E quando avete bisogno, chiedete aiuto. Nessuno può farcela da solo». Cosa ti fa essere così allegro, nonostante tutto? «Col cavolo che mi commisero! Cerco di mettere i miei talenti al servizio degli altri per incoraggiarli e sostenerli. Per me la parola d’ordine è diventata: stare con l’altro! Questo mi rende felice, mentre la maggior parte delle persone non lo è, perché non ha quello che desidera, anche se apparentemente non gli manca nulla. Certo prima camminavo meglio, non avevo problemi di equilibrio, ma non mi metto in poltrona a guardare le stelle. Anzi, sapete cosa vi dico? Le stelle cadenti sono belle, quindi anche una persona che è caduta può essere bella». CIÒ CHE maggiormente ha colpito noi ragazzi è stata proprio l’allegria che traspariva dal volto di Fabio, l’ironia con la quale raccontava alcuni episodi e la sua capacità di reagire e di non abbattersi. Ha condiviso con noi riflessioni molto profonde, ma le ha espresse con leggerezza e serenità. Ciò che ci ha insegnato Fabio è che non bisogna rimpiangere il passato né avere paura per il futuro, ma vivere il presente, affrontandolo, con tutte le sue sfide. «Avevo due opzioni: piangere sul vecchio Fabio o accogliere il nuovo, vedendolo migliore». Lui ha scelto la seconda possibilità. classe II C

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