Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Sidy e Said, ragazzi in fuga dall’Africa

NEL DICEMBRE scorso sono stati invitati nella nostra scuola secondaria “E.Tonelli” due operatrici che lavorano per il Progetto “Sprar” nella nostra città , Barbara Boaro e Stefania Pensalfini, insieme a due beneficiari del progetto stesso: Sidy e Said. Sprar significa Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ed è un sistema nato da una collaborazione esistente dal 2002 fra istituzione pubblica e terzo settore. Le operatrici, facendoci osservare una carta di Peters, che mette bene in evidenza le proporzioni di Africa, Asia… in confronto all’Europa, ci hanno poi spiegato il significato di alcune parole. Un migrante per esempio è colui che sceglie di lasciare il proprio paese per stabilirsi temporaneamente o definitivamente in un altro. Un profugo invece è colui che è costretto a fuggire dalla propria terra, mentre un extracomunitario è semplicemente una persona non cittadina di uno dei 28 paesi dell’Unione Europea. Un clandestino è un migrante irregolare, cioè senza documenti. LE OPERATRICI ci hanno poi parlato di cosa significhi essere un richiedente asilo, ovvero essere una persona fuggita dal proprio paese a causa di persecuzioni, o perché non vengono rispettati i diritti umani, per appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. In queste situazioni è possibile richiedere la protezione internazionale a un altro Stato. I rifugiati sono coloro che hanno ottenuto il riconoscimento della domanda di asilo. Ogni giorno nel mondo ci sono circa 28.000 persone costrette a fuggire dalle proprie case; la metà di loro sono bambini spesso soli. Il 55% dei rifugiati di tutto il mondo proviene da tre paesi: Siria, Afghanistan e Sud-Sudan. DOPO questa prima parte sono intervenuti, raccontando le proprie storie, due utenti del progetto: Sidy e Said. Sidy, di 19 anni, viene dalla Guinea Konakry, ci ha raccontato tutto il tragitto che ha fatto per venire in Italia e soprattutto ci ha fatto capire le motivazioni per cui è dovuto scappare dalla sua terra: tutti i suoi familiari sono stati uccisi per ragioni politiche ed anche lui è finito in carcere a quindici anni mentre stava manifestando pubblicamente le proprie idee. Said, proveniente dalla Somalia, ci ha parlato dei suoi cinque mesi di viaggio, della guerra civile nel suo paese, della presenza del gruppo terroristico di Al Shabaab, della mafia che gestisce i viaggi per poter partire. Ci ha anche raccontato del legame storico che unisce la Somalia all’Italia. L’incontro è stato per tutti molto toccante, per i ragazzi che hanno ripercorso la loro storia e per noi che non immaginavamo che dietro dei volti così giovani potessero nascondersi storie tanto ricche e profonde. Classi II A e III A

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