Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

L’incontro con Mattarella e quella domanda ‘scomoda’ sulle leggi da firmare controvoglia

QUEST’ANNO la nostra scuola ha avuto la grande opportunità di incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante un udienza che si è tenuta il 26 ottobre 2017, nelle sale del palazzo del Quirinale a Roma, in questa occasione il capo dello stato ha ricevuto delle rappresentanze degli studenti provenienti da diverse scuole secondarie di primo grado italiane, tra cui noi studenti della scuola secondaria di Roncofreddo. Di questo si è trattato, di una grande opportunità che ci ha permesso di parlare e porgere delle domande alla personalità più importante del mondo politico italiano e di visitare gli ambienti in cui il capo dello stato svolge quotidianamente il suo difficile lavoro. L’emozione è stata grandissima ma oltre alla bella esperienza che abbiamo vissuto, i ricordi che conserveremo sempre nel cuore saranno tanti: l’alzataccia in piena notte per correre a prendere l’autobus, il lunghissimo viaggio, la stanchezza, la visita alle maestose sale del Quirinale, agli splendidi giardini, l’incontro e la chiacchierata con un corazziere, la sua divisa così buffa, le armi. Certamente tutto questo resterà uno splendido ricordo ma soprattutto quello che ci impegniamo a non cancellare dalla mente sono le parole che il presidente ci ha rivolto. Tra le domande che gli sono state fatte durante l’udienza, ce n’è stata una posta da un nostro compagno che era: «Nello svolgimento del suo quotidiano lavoro, spesso le capiterà di dover firmare provvedimenti che non condivide, come si comporta in questi casi?». Il presidente è stato colto un po’ di sorpresa, poi ha dato una risposta chiara e comprensibile a tutti, che semplificandola potrebbe essere riassunta così: «Nonostante capitino occasioni nelle quali arrivino leggi e documenti che non condivido, io sono costretto a firmarle, è un mio dovere. Se non lo facessi andrei contro la Costituzione, perché spetta al Governo e al Parlamento le decisione delle leggi. Ci sono tuttavia dei casi in cui non posso firmare, non devo, perché quello che mi viene posto davanti va contro la Costituzione. Le mie idee sono quindi da mettere da parte in ambiti di questo genere». Da queste parole abbiamo imparato che anche a lui capita di dover fare cose che preferirebbe non fare, abbiamo compreso il senso dell’impegno e del dovere e ci ha spiegato che quello che è democratico deve restare tale e che le idee personali non possono andare contro a quello che la Costituzione stabilisce e che prima di tutto il suo compito resta quello di tutelare e proteggere la Costituzione. Tante sono state le domande e interessanti le risposte, ma i temi che ci hanno colpito maggiormente sono stati senz’altro quelli della mafia e della bellezza del nostro paese. Ci ha spiegato che per affrontare qualcosa o qualcuno più grande di noi come la mafia, ci vuole coraggio, perché la paura sfrutta le insicurezze e i dubbi e rischia di limitare e danneggiare la nostra vita e di renderci deboli. Ci ha incoraggiato a vincere le nostre paure ogni giorno, dobbiamo vincerle contro le persone prepotenti che usano la violenza per imporre la loro superiorità e dobbiamo farlo non solo per noi stessi ma anche per tutti coloro che non sono in grado di farlo e che hanno bisogno di questo esempio. Le sue parole ci sono sembrate provenire veramente dal cuore anche perché c’è stato spiegato che lui stesso è stato vittima della mafia in seguito all’omicidio del fratello Piersanti e questo l’ha reso ancora più determinato. Infine il presidente ci ha ricordato le bellezze della nostra Italia, ha sottolineato come tutto il territorio italiano, da Nord a Sud sia pieno di capolavori artistici e di bellezze naturalistiche che tutto il mondo ci invidia, ci ha esortato ad essere fieri delle nostre tradizioni, delle nostre bellezze, di essere italiani, ci ha detto che non dovremmo sempre e solo pensare agli aspetti negativi della nostra penisola ma a tutto ciò che abbiamo di bello e che ci accomuna. Durante il ritorno a casa eravamo stanchissimi e appisolati ma orgogliosi e felici per la splendida esperienza e per il breve momento di gloria che ha vissuto la nostra comunità di Roncofreddo, un piccolo paese italiano. Rebecca Neri, Valentina Raggi e gli alunni della classe 3E

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