Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Quell’attimo in stazione cambiò la storia

UNA CREPA sul muro. La memoria di un evento incancellabile: l’esplosione avvenuta il 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Una targa sulla parete ricorda a tutti i frettolosi viaggiatori quella mattina d’estate. La nostra classe è qui, in un nevoso novembre, per compiere un viaggio nel passato. Al binario 1 abbiamo incontrato Cinzia Venturoli, docente di storia dell’Università di Bologna e collaboratrice del Cantiere 2 agosto. Con lei abbiamo osservato la crepa e il colore giallo del muro, diverso rispetto al resto, grigio, della stazione: segni concreti di distruzione. NELLA SALA d’aspetto il pavimento è ancora scavato dall’esplosione e sulla parete si trova una lapide con i nomi delle vittime. La professoressa ci ha raccontato le loro storie. Fra le tante, ci ha colpito quella di Iwao Sekiguchi, un ventenne giapponese che aveva ottenuto una borsa di studio per l’Italia, dove aveva conosciuto la bolognese Teresa. Il 2 agosto era arrivato a Bologna proprio per salutarla, ma, come annotato nel suo diario: «Teresa non c’era». Decise così di ripartire per Venezia con il treno delle 11.11 e scrisse: «Ora sto mangiando un panino nella sala d’aspetto». Furono le sue ultime parole. Poi la bomba scoppiò. Per approfondire la storia della strage siamo andati in Comune, dove ci attendevano due diverse testimonianze: prima Elisabetta Mancini, professoressa di matematica della nostra scuola, si è immedesimata in una delle vittime e ci ha raccontato in prima persona la sua storia. Poi è stata la volta di Patrizia, una superstite dell’attentato. Lei e suo marito dovevano andare al mare con il treno delle 10.50. Mentre aspettavano al binario 3, sentirono un boato e si gettarono a terra. Un vento fortissimo li aveva quasi spazzati via. Un silenzio cimiteriale ricoprì la stazione. Tutti si alzarono sanguinanti. SOLAMENTE dopo che lei e il marito furono arrivati in ospedale seppero cosa era successo: l’orrore. Patrizia guardò allora il suo abito bianco: era diventato rosso e, quando lo scosse, caddero mille frammenti di vetro. Intorno a lei, la morte e un unico pensiero: «Perché loro e non io?». Pensò che se avesse preso il treno sul primo binario sarebbe morta anche lei, mentre invece l’altoparlante aveva annunciato il cambio del binario. Ascoltando il suo racconto abbiamo provato delle emozioni davvero molto forti. Questa esperienza ci ha fatto capire quanto sia fondamentale ricordare tutte quelle persone che in un attimo hanno perso la vita, insieme ai loro sogni.

PER LEGGERE L'ARTICOLO CLICCA QUI