Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

La giovane San Benedetto dell’Ottocento

IN QUESTO articolo verrà narrata la fiorente San Benedetto dell’Ottocento, una città giovane con i primi desideri di mostrare a ‘li frastire’, ossia alle persone che arrivavano da altri luoghi, quelle qualità che l’avrebbero resa la città che tutti noi oggi viviamo. Il suo sviluppo risale a secoli recenti, ma essa ha molte tradizioni, emozioni e storie da raccontare, tra le quali la sua è sicuramente la migliore. Una valida testimonianza ci viene offerta da un’intervista con la scrittrice Cinzia Carboni, autrice del libro ‘L’arco di Bice’, che ci racconta di San Benedetto vista con gli occhi della grande poetessa Bice Piacentini, che narrò in versi la sua ‘dolce mamma’. Ne riportiamo i contenuti principali. «Agli inizi del XIX secolo dal paese alto in poi c’erano solo terra, fango e acqua e una chiesetta (quella dei Sacramentini) un po’ malandata in mezzo a tutto ciò. Il paese alto era circondato dalle mura, con la Torre dei Gualtieri o Torrione, e la vita quotidiana si svolgeva lì, tra artigiani e pescatori. Intorno alla metà dell’Ottocento, San Benedetto cominciava ad espandersi a partire dall’Arco di Fiorà (Fiorani), proprietà del fratello di Giuseppe Fiorani, nonno di Bice e fratello del vicario papale Anastasio. Il primo nucleo abitato del paese fu il ‘Mandracchio’, ossia una delle sue prime vie, animata dalle famiglie dei poveri pescatori che abitavano lì per la sua vicinanza al mare». «Ma chi fu colui che diede al luogo la svolta che lo ha reso un po’ quello che noi conosciamo? «Si tratta di Secondo Moretti, sindaco di quel tempo, al cui nome è dedicata la principale via cittadina. Uomo acculturatissimo, quando salì in carica formò la San Benedetto nuova, sul livello del mare, nonostante già esistessero la ferrovia, costruita nel 1863 e il primo stabilimento balneare ‘Bagni’, nato nel 1864, fondamentali per l’economia di quel tempo. Moretti cominciò con la creazione della fontana di piazza Dante contribuendo alla distribuzione dell’acqua a tutti, migliorando le condizioni igieniche della città. Egli poi bonificò la zona degli attuali giardini pubblici che arrivava alla rotonda Giorgini e la sistemò, essendo la discarica principale della città. Tutto ciò che lui fece rappresentò il primo piano regolatore per la città, risalente al 1874. La sua opera fu continuata dal figlio Gino Moretti. Il principale punto di forza della città era la pesca e tutto ciò che la riguardava. Essa però rendeva pochissimo, solo poche famiglie più ricche riuscirono ad arricchirsi in questo settore. Quel poco che i pescatori riuscivano a portare a casa diede origine al brodetto alla sambenedettese, fatto da pesci poveri e misti». Questa è la storia di una San Benedetto povera, che è stata sempre coraggiosa e forte per diventare grande, per essere quella che noi oggi siamo.