Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

Nessun insegnante è stato maltrattato durante la stesura di questo testo…

MIGLIAIA di giovani, ogni giorno, si alzano presto per andare a scuola: c’è chi ci va volentieri e chi invece la mattina preferisce dormire. Io faccio parte della seconda categoria ma, ahimè, tutte le mattine alle 6:45 quell’insulsa sveglia suona e inizia la mia guerra contro il tempo per rimanere a letto. Per circa cinque minuti funziona, poi arriva la seconda sveglia, quella forte, che o la senti o la senti. La mamma che con le ciabatte in mano urla per tutta casa. “È tardi!!! E tardi!!! Non vedi che ore sono?!?!” Allora ti sposti la coperta dalla faccia, ti strofini gli occhi e fissi la sveglia: una scarica di adrenalina si diffonde in tutto il corpo e inizi a correre per tutta casa, strillando, mentre cerchi di vestirti ma i tuoi pantaloni preferiti sono spariti e puntualmente li trovi nei posti più disparati possibili . Passando davanti allo specchio ti fermi un attimo a osservare quell’essere spettinato che, in cuor tuo, speri non sia tu, ma uno che ha sbagliato casa. È tardi, ma per fortuna fai in tempo a prendere l’autobus e arrivare in orario a scuola. Sono ormai le otto e un quarto, gli studenti sono tutti in classe. C’è chi è in piedi a chiacchierare disinvolto con gli amici, c’è chi disegna alla lavagna e chi invece tira fuori il materiale di lezione. Tutto ciò fino a che il professore entra in classe . Bene o male la prima ora passa per tutti, ma già dalla seconda ora inizia la lunga salita verso l’ultima campanella della giornata . Sembra quasi di essere in un limbo dove gli animi si accendono solo quando sentono la magica frase: “oggi interrogo...” e il silenzio accompagna il brusio generale. Se ti fermassi un attimo a osservare le ventitré anime della classe, noteresti i volti impauriti degli alunni, vedresti “l’emigrato nel sottobanco”, “lo sprofondato nella sedia”, “Il crea barricate” che immancabilmente ha già disposto tutti gli astucci e i diari in modo da nascondersi dietro di essi, e infine “Il cercatore di tesori”, che fingendo di cercare nello zaino, trova merendine perse nel lontano 2016. Poi c’è lui, l’unica mano alzata nella classe: il volontario, che si sacrifica per tutti gli altri. Un minuto di silenzio, invece, per quei poveri sfortunati, che avendo l’orologio devono rispondere ogni secondo alla solita domanda : “Che ore sono?”. Che poi, se lo chiedi al compagno cattivo, ti risponde: «L’ora di ieri a quest’ora»... e tu lo guardi malissimo. Arrivati all’ultima ora conti anche i secondi, mentre stai attento pensi a cosa mangerai dopo essere tornato da scuola e intanto il tempo passa. Quando mancano dieci secondi alla fine si sentono i primi bisbigli di chi fa il count down. Al suono della campanella usciamo ordinatamente da scuola. C’è chi se ne va in autobus, chi in bici o a piedi e chi invece in auto, tutti con la stessa consapevolezza: che il giorno dopo ritorneranno in quel posto, che dicono di detestare, ma che inconsapevolmente desiderano, perché lì hanno affrontato le loro prime prove e perché studiare è un avventura che ti cambierà la vita. Vi lascio con questa citazione: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano. Martina Fratti (3ªF)

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