Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Io, poliziotto in onore del mio amico»

DURANTE il racconto della sua vita, ad un certo punto, Pippo Giordano ha narrato il vero motivo per il quale aveva scelto, fra tanti, proprio quel mestiere che lo esponeva ogni istante ad un pericolo. Ecco le sue parole. «Avevo un amico, un carissimo amico, era una certezza per me perché c’era sempre stato ma, una mattina mi svegliai e, quello, fu l’unico momento in cui non lo trovai, perché era stato ucciso dalla mafia. Fu questo evento ad indurmi a scegliere il mio lavoro. Diventai un poliziotto come tanti altri, ma nel dipartimento antimafia di Palermo, ci capitai quasi per caso; infatti vi era un posto di lavoro, me lo proposero. Prima di rispondere definitivamente, sapevo perfettamente i pericoli a cui sarei andato incontro, le ore di servizio in più che avrei dovuto trascorrere per riuscire a concludere le indagini e lo stupore che non avrebbe mai cessato di incombere dentro di me nello scoprire la morte di tante nuove vittime di Cosa Nostra, ma furono proprio questi motivi a farmi accettare l’incarico, in modo che avrei potuto dare giustizia a tutti coloro che in vita non ne avevano avuta». SONO STATE queste le tristi ed agghiaccianti parole con le quali, Pippo Giordano, ha introdotto le morti dei suoi colleghi. Raccontando che erano sette uomini a costituire il distretto investigativo antimafia della sua regione natale e che “Cosa Nostra” ne uccise cinque lasciandone in vita solo due; nelle sue frasi si percepiva l’amarezza dei ricordi e la solitudine del momento in cui, dopo aver parlato, lavorato, riso e scherzato con i suoi colleghi, di questi non ritrovava più traccia o ne rimanevano solo corpi vuoti, senza spirito, senza personalità, senza vita. Si può intuire la fortuna che lo ha accompagnato in quei momenti ed, allo stesso tempo, la paura di quando, a causa di minacce da parte della mafia stessa, dovette cambiare città stravolgendo ciò che fino a quel momento era stata una strana ma normale quotidianità; fortunatamente riuscì a ritornare dopo poco tempo nel suo ambiente naturale. “Cosa Nostra” cresceva sempre di più e sembrava che niente e nessuno potesse fermarla o rallentare il suo vortice della morte. CI SONO state riferite cifre impressionanti, che ci hanno fatto comprendere al meglio la situazione di Palermo e di altre città siciliane, prima della nostra nascita, momento vissuto intensamente dalle forze armate dell’antimafia e considerato un periodo di massima disperazione, tristezza e di grande numero di morti a causa della mafia. È vero, in passato ci sono state persone che per amore e convinzione del proprio lavoro hanno versato la propria vita; i loro nomi sono celebri a tutti ma grazie a Pippo Giordano abbiamo imparato a conoscere aspetti di loro che in pochi hanno avuto l’onore di percepire: essi sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Giulia Canestrari III B

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