Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Gli anni della guerra raccontati da un simbolo del rugby»

SIAMO gli alunni della classe prima A dell’istituto Francesco Venezze. La nostra dirigente è la dottoressa Elisabetta Vigna. Anche quest’anno partecipiamo al campionato di giornalismo e speriamo di proporre delle cose interessanti da leggere. NEI GIORNI scorsi è venuto a trovarci l’avvocato Vittorio Cogo, nonno della nostra compagna Ginevra. L’avevamo invitato pensando che ci parlasse della sua professione ma soprattutto del suo impegno nello sport, in particolare nel rugby per il quale è stato insignito del premio ‘Una vita per lo sport’. Abbiamo infatti scoperto che è una delle persone più illustri del rugby rodigino. Giocatore dal 1951, consigliere della Rugby Rovigo dal 1957, poi anche consigliere della Federazione italiana rugby dal 1977 al 1984 con incarico di vicepresidente; nel 1991 è stato nel comitato organizzatore dei Campionati del mondo universitari svoltisi in Francia e Italia. Ci ha raccontato invece di quando era bambino e c’era la guerra. Ci ha spiegato che noi siamo molto fortunati perché viviamo in un’epoca in cui, qui in Europa, non ci sono guerre da settant’anni. Ci ha inoltre detto che la seconda guerra mondiale inizia nel 1939 quando la Germania invade la Polonia, così Francia ed Inghilterra dichiarano guerra alla Germania. La guerra vera e propria inizia nel 1940 e termina nel 1945. Anche l’Italia fu coinvolta e anche Rovigo non fu risparmiata. Sino al 1942-1943 si viveva ancora abbastanza bene ma in questi anni inizia a scarseggiare il cibo. Chi viveva in campagna era più fortunato rispetto a chi viveva in città perché si aveva la possibilità di allevare qualche animale e di coltivare qualche cosa. L’avvocato Cogo a quel tempo aveva meno di dieci anni e siccome abitare in città era diventato pericoloso per via dei bombardamenti, con la sua famiglia si è trasferito a Sarzano. Nel ’44 i tedeschi requisiscono la casa e ne hanno fatto il deposito dei viveri. Non era però possibile vivere in sette persone in due stanze e così si sono trasferiti a Villanova Marchesana e poi di nuovo a Rovigo. Gli aerei bombardavano ma prima lanciavano un bengala che serviva per illuminare la zona da colpire, dopo due minuti iniziavano anche a mitragliare. Erano momenti di terrore. Ci ha raccontato che una volta stava tornando a casa su un carro portato da un signore e il cavallo si spaventò imbizzarrendosi. Così saltò giù dal carro e al buio completo, di notte nessuna luce doveva rimanere accesa proprio per non attirare l’attenzione degli aerei, tornò a casa da solo. Aveva solo nove anni. Nel ’44 per poter studiare andava dalla maestra Fiocchi e tutte le sere alle ore diciotto andava, al buio, sino in viale Trieste dove abitava l’insegnante». I cronisti della prima A

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