Campionato di Giornalismo il Resto del Carlino

«Combattete le ingiustizie». Il fratello di Impastato a scuola nella lotta contro la mafia

MERCOLEDÌ 22 novembre noi alunni delle classi terze della scuola F. Baracca siamo stati orgogliosi di aver ospitato un testimone di spicco nella lotta alla mafia: Giovanni Impastato, fratello del noto Peppino che ha passato la vita a combattere le ingiustizie e l’omertà legate a cosa nostra e per questo ha perso la vita. Giovanni Impastato ha deciso di parlare a noi studenti perché ritiene che nella scuola si costruisca il futuro dei giovani e che i ragazzi abbiano bisogno di storie formative che offrano esempi educativi alternativi a quelli proposti dai mass media. Ha aperto l’incontro ricordando gli aspetti principali del carattere di Peppino: era animato dalla voglia di giustizia e legalità. Lui era un ragazzo come noi, ma nato in una famiglia di mafiosi. A quindici anni, dopo aver visto il luogo in cui era stato ucciso in un attentato lo zio e boss mafioso Cesare Manzella, pronuncia le parole: «Se questa è la mafia, io la combatterò per tutta la vita». È IN QUEL momento che Peppino decide di allontanarsi dagli ideali familiari e inizia a combattere contro la mafia locale di cui, ci ha assicurato Giovanni, non ha mai avuto paura. Fonda un giornale di denuncia, ‘L’idea’, si impegna per la salvaguardia del territorio scattando fotografie degli abusi edilizi della zona e le mostra in piazza agli abitanti iniziando così a incrinare il muro di omertà della sua città, Cinisi. Apre poi con alcuni amici una radio libera, ‘Radio Aut.’, nella quale denuncia con l’arma irriverente dell’ironia i mafiosi della zona. IL PADRE LUIGI, affiliato alla cosca locale, non può accettare le iniziative di Peppino e lo caccia di casa. Giovanni ci ha confessato come l’allontanamento del fratello sia stato difficile per lui perché aveva perso un punto di riferimento importante. Allo stesso tempo però il padre cerca appoggio dai parenti mafiosi americani per cercare di allontanare e così salvare Peppino. Facendo questo, non rispetta il codice mafioso e così viene ucciso. La rottura tra padre e figlio, ci ha chiarito Giovanni, non è stata una mancanza d’affetto, ma è stata dovuta al tentativo di Luigi di imporre alla famiglia gli ideali mafiosi. Successivamente Peppino decide di candidarsi con Democrazia proletaria alle elezioni comunali a cui però non potrà mai partecipare perché il 9 maggio del 1978 viene ritrovato morto. Giovanni Impastato ci ha spiegato che inizialmente le indagini sono state portate avanti da giudici e inquirenti corrotti che hanno fatto pensare che si fosse trattato di un suicidio o di un attentato terroristico fallito. Soltanto vent’anni dopo, grazie alle richieste di Giovanni e della madre Felicia, le indagini sono state riaperte e hanno portato alla condanna all’ergastolo del mandante, il boss Gaetano Badalamenti. Il nostro ospite ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale della madre, Felicia: una donna forte, rispettosa e non vendicativa. Al funerale del figlio, Felicia chiarisce ai parenti mafiosi, pronti a una reazione, che Peppino non era uno di loro e che non doveva essere vendicato. In questo modo la donna interrompe una linea di sangue che avrebbe potuto colpire anche Giovanni. TRA LE NUMEROSE domande che abbiamo posto a Impastato, non è mancata quella sulla recente morte di Totò Riina. Il nostro ospite ha detto che, secondo lui, è stato un errore dare così tanto risalto mediatico alla notizia. Ha aggiunto poi che di fronte alla morte di un uomo, qualsiasi uomo, bisogna portare rispetto perciò nessuno di loro ha festeggiato per la notizia, a differenza di coloro che invece festeggiarono la morte di Falcone e Borsellino. Impastato ci ha salutati suggerendoci di seguire con coraggio i nostri ideali, combattendo apertamente le ingiustizie, perché con il silenzio non si superano gli ostacoli che la vita ci pone davanti. Classe 3E

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